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UMBRIA

L'Umbria, posta nel cuore d'Italia, con i suoi 8.456 km² di superficie (6.334 la provincia di Perugia e i restanti 2.122 quella di Terni) è una tra le più piccole regioni italiane e l'unica, dell'Italia peninsulare, a non essere bagnata dal mare. Confina a est e a nord-est con le Marche, a ovest e nord-ovest con la Toscana e a sud e sud-ovest con il Lazio.

Geografia

Il territorio, prevalentemente collinare ( per il 70,7%), presenta delle zone montuose (per il 29,3%).
Offre una grande varietà di caratteri morfologici e paesaggistici e il susseguirsi di vallate, catene montuose, altipiani e pianure, più o meno estese, che attraversano la regione da ovest a est, costituiscono la caratteristica geografica dominante. La non raggiunta stabilità tettonica e la giovane età geologica motivano l'elevata sismicità della regione, nonché lo scenario alpestre; le cime, tuttavia, sono di norma non molto elevate (mediamente intorno ai 1.300 metri s.l.m.), ampie e coperte da pascoli sovrastanti estese superfici boschive.

Storia

La regione venne abitata in epoca protostorica dagli Umbri e dagli Etruschi. Nel 672 a.C. viene fissata la leggendaria fondazione di Terni. Nel 295 a.C. dopo la battaglia di Sentino fu conquistata dai Romani, che vi stanziarono alcune colonie e ne attraversarono il territorio con la via Flaminia (220 a.C.). Vi ebbe luogo la battaglia del Trasimeno durante l'invasione di Annibale nel corso della seconda guerra punica e Perugia fu distrutta durante la guerra civile tra Marco Antonio e Ottaviano nel 40 a.C..

Il territorio della regione, dopo la fine dell'impero romano vide le lotte tra Ostrogoti e Bizantini e la fondazione del longobardo ducato di Spoleto (indipendente tra il 571 e la metà del XIII secolo). Carlo Magno conquistò la maggior parte dei domini longobardi e li cedette al Papa. Le città conquistarono una certa autonomia e furono spesso in guerra tra loro, inserendosi nel più generale conflitto tra papato e impero e tra Guelfi e Ghibellini.

Nel XIV secolo nacquero diverse signorie locali che furono quindi assorbite dallo Stato Pontificio, sotto cui la regione rimase fino alla fine del XVIII secolo. Con le vicende successive alla Rivoluzione francese fece parte della Repubblica romana (1789-1799) e dell'Impero napoleonico (1809-1814). Nel 1860 a seguito dei moti risorgimentali la regione entrò a far parte del Regno d'Italia.

Principali resti archeologici della preistoria e protostoria umbra
Nel Museo archeologico nazionale dell'Umbria e al Museo "Claudio Faina" di Orvieto sono conservati numerosi reperti preistorici che attestano come l'Umbria cominciò ad essere abitata già dal paleolitico. In particolare la statuetta, nota come "Venere del Trasimeno", rinvenuta nei pressi del lago Trasimeno è risalente al paleolitico superiore. A Poggio Aquilone di San Venanzo (TR) è stata rinvenuta una tomba appartenente al neolitico superiore. Le "Tane del Diavolo" di Parrano (Tr), complesso carsico alle pendici del Monte Peglia, costituiscono uno dei più interessanti siti archeologici della preistoria umbra. Abitate sin Paleolitico Superiore, i reperti archeologici rinvenuti al loro interno a partire dai primi scavi del Calzoni (attorno agli anni Trenta), testimoniano la presenza di una notevole industria litica. Al periodo di transizione dall'età del bronzo a quella del ferro è riferibile il sepolcreto di Monteleone di Spoleto, famoso soprattutto per aver riportato alla luce lo splendido carro bronzeo laminato d'oro, oggi conservato al Metropolitan Museum di New York.

Spiritualità e santuari
L'Umbria mistica nasce con quello che sarà il fondatore del monachesimo: san Benedetto da Norcia (480-547). I monasteri da lui creati hanno fatto lo storia e la cultura della religiosità. In Umbria i monasteri più importanti sono San Pietro, a Perugia, Sassovivo, nei pressi di Foligno, Santa Maria di Valdiponte, a Montelabbate vicino a Perugia, San Benedetto del monte Subasio, nei pressi di Assisi, San Salvatore di Monte Corona e l'abbazia di Petroia, nei pressi di Città di Castello.

Nel XIII secolo "emerse" la città di Assisi con san Francesco (1182-1226) e santa Chiara. Gli splendidi affreschi di Giotto, Cimabue, Lorenzetti e Simone Martini, presenti nella basilica assisana, fanno ben comprendere la potenza della religiosità medioevale e il fervore mistico del tempo. A Todi, nella cripta della chiesa di San Fortunato, riposa Jacopone da Todi, seguace di san Francesco.

Ai monasteri benedettini e francescani si aggiunge la basilica e il monastro di santa Rita a Cascia, mentre a Terni troviamo la basilica dedicata a san Valentino, vescovo ternano decapitato a Roma nel 273. Vanno infine citati san Rinaldo di Nocera Umbra, sant'Ubaldo di Gubbio, san Feliciano di Foligno, e ancora la beata Angela da Foligno, santa Chiara da Montefalco, e san Rufino di Assisi.

Produzione artistica

Chiese romaniche, cattedrali gotiche, basiliche ed antichi palazzi stanno ancor oggi a testimoniare la grande produzione artistica che, dal XII al XVI secolo, diede all'Umbria capolavori immortali. Sull'onda del grande fervore religioso, impresso soprattutto dagli ordini mendicanti, gli artisti da tutte le parti d'Italia vennero nella regione a lavorare, facendo scuola con le loro opere straordinarie. Ma una disciplina, in particolar modo, segnò il trionfo artistico dell'Umbria: la pittura.

Economia

Lo sviluppo economico-industriale che, nelle altre regioni d'Italia, ha dato luogo a fenomeni come l'esodo dalle campagne e il sorgere di sobborghi intorno ai centri industrializzati, in Umbria ha avuto un'influenza molto marginale dovuto alla mentalità conservatrice del popolo umbro e all'attaccamento di questi alla propria terra. Oggi l'economia della regione basa la sua forza su quattro comparti specifici: industria, artigianato, agricoltura e turismo.

Manifestazioni folkloristiche

Numerosissime sono le manifestazioni che si svolgono, soprattutto in estate, in molti centri dell'Umbria. Questi appuntamenti, alcuni noti anche a livello internazionale, fanno convergere nella regione turisti da tutto il mondo. Il folklore fornisce le chiavi per decifrare i frammenti del retaggio storico tramandato dalla memoria popolare e questo passato si esprime, oggi, anche con manifestazioni, mostre, rappresentazioni teatrali, festival e spettacoli musicali.

Manifestazioni culturali

Come in ogni altra regione, anche i vari Comuni dell'Umbria, nel corso dell'anno, propongono piccole o grandi manifestazioni culturali che spaziano dalla musica al teatro. Alcune sono riferibili a livello locale ma altre assumono valenza nazionale ed internazionale.

Sport

L'Umbria, pur essendo una regione piccola ha, in proporzione ad altre regioni, un grande numero di persone che praticano - in maniera agonistica o amatoriale - un'attività sportiva. In particolare i giovani sono dediti, durante il loro tempo libero, a frequentare palestre o palazzetti, svolgendo gli allenamenti che li prepareranno ad affrontare le gare proposte dalle varie Federazioni sportive, a seconda dello sport scelto. Da un'indagine condotta nel 2002 tra gli studenti delle scuole medie superiori dell’Umbria, è risultato che l’89,1% dei giovani pratica almeno 2 volte alla settimana un'attività sportiva, e quasi il 60% almeno 3 volte la settimana (i ragazzi praticano sport in proporzione maggiore alle ragazze, che, all’opposto, risultano essere più sedentarie). L’attività sportiva più diffusa fra la popolazione giovanile è il calcio (38,7%); percentuali di gran lunga inferiori, ma comunque di una certa rilevanza, sono raggiunte dal nuoto (16,8%) e dalla pallavolo (13,3%). Agli ultimi posti della classifica si trovano l’atletica leggera (2,2%) e gli sport di combattimento, come la boxe, il kick-boxing (2,5%) e le arti marziali (4,8%).

Ma l'Umbria non è solo terra di sport "classici". Sono presenti numerose attività motorie e ricreative in difesa dell’ambiente e per la promozione turistica, ovvero le attività motorie "ecologiche" come, ad esempio, i percorsi botanici, la pesca, l'escursionismo, i percorsi archeologici, il birdwatching, l'orientering o corsa di orientamento, il cicloturismo, il trekking o escursionismo, l'alpinismo, la speleologia, il wind-surf, la canoa, l'equitazione e lo sci.

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PERUGIA

Storia

Nonostante in età protostorica esistesse un centro abitato, creato dagli Umbri, il vero e proprio nucleo urbano di Perugia si formò probabilmente nel VI secolo a.C. ad opera degli Etruschi. Diventa in breve una delle più importanti città etrusche divenendo una delle 12 lucumonie. Fra il IV e il II secolo a.C. vengono erette le mura cittadine che, con una lunghezza di tre chilometri, racchiudono il Colle Landone e il Colle del Sole sui quali si erge la città. Verso il 310 a.C. comincia ad entrare in contatto con i romani, con i quali è spesso in guerra, ma nel 295 a.C. a causa della sconfitta nella Battaglia di Sentino dovette sottomettersi a loro, che vi trovarono rifugio dopo la loro tragica sconfitta nella Battaglia del Lago Trasimeno (217 a.C.).

Nel 90 a.C., durante la Guerra sociale fu concessa alla città la cittadinanza romana. Non si ha testimonianza di importanti avvenimenti storici in cui la città sia stata coinvolta fino al Bellum perusinum, quando fu uno dei centri dello scontro fra Ottaviano e Lucio Antonio, fratello di Marco Antonio, che vi fece il suo quartier generale. Posta sotto assedio, nel 40 a.C. Lucio Antonio si arrese, la città fu incendiata e i principali cittadini (i membri del senato) uccisi. Lo stesso Ottaviano volle che fosse ricostruita con il nome di Augusta Perusia e fu inclusa nella VII Regione. Nella seconda metà del III secolo l'imperatore Vibio Treboniano Gallo, perugino d'origine, dà alla città lo "ius coloniæ".

Non si sa quando il cristianesimo si diffuse a Perugia, anche se si ritiene che ciò avvenne sin dai primi secoli; a metà del V secolo si era già formata la diocesi. Nel vuoto di potere di questo periodo, il vescovo è l'unica autorità religiosa e civile; è significativo l'episodio del vescovo Ercolano che fu il simbolo della resistenza della città all'assedio dei goti di Totila e martirizzato da quest'ultimo dopo aver espugnato la città. Alla fine della guerra greco-gotica (535-553), Perugia tornò ai bizantini, nella zona di confine con i territori dei longobardi, che avevano in Spoleto un importante ducato; essa stessa fu per qualche decennio un ducato longobardo. Dopo questa parentesi tornò nuovamente ai bizantini e nonostante le sporadiche minacce longobarde mantenne sempre regolamenti bizantini.

Il periodo di formazione del Comune perugino è sconosciuto, però nel XII secolo doveva esistere da tempo, visto che nel 1130 è testimoniata la presenza dei consoli e nel 1139 gli abitanti dell'Isola Polvese (Lago Trasimeno) si sottopongono alla protezione della civitas Perusina. Nella seconda metà del secolo Perugia crea un ampio contado espandendo i propri territori verso Gubbio e Città di Castello a nord, e verso Città della Pieve, il Lago Trasimeno e la Val di Chiana a ovest-sudovest. Nel 1198 la città accetta la protezione di Innocenzo III, ma non la signoria, rimarcando così il suo spirito indipendente e la volontà di non sottostare alla Chiesa. Rimanendo costantemente guelfa, nel XIII secolo aumentò il proprio potere continuando la sua politica espansionistica sottomettendo Assisi, Gualdo Tadino, Montone e rimanendo in lotta con Foligno. In quest'epoca la popolazione cittadina conta circa 28000 abitanti e 45000 nel resto del territorio comunale; appare la borghesia formata da notai, artigiani, mercanti ecc; nel 1286 vengono contate 41 arti.

In questi anni più fra Duecento e Trecento, il Comune attua un imponente sviluppo urbano: vengono costruite diverse opere fra cui la Fontana Maggiore (1275-77), alimentata dalle acque dell'acquedotto proveniente da Monte Pacciano (1254-76) che si conclude proprio con la Fontana. È questo il periodo del governo mercantile, esercitato dai Priori, eletti fra gli iscritti alle arti, e con sede nel Palazzo dei Priori (XIII-XV sec.); nel 1308 viene istuita l'Università; nel 1342 viene redatto lo Statuto in volgare. Nonostante la peste nera e le sue vittime, Perugia diede ancora delle prove di forza nel 1352 e nel 1358, quando sconfisse prima Bettona, distruggendola, e poi Siena e Cortona (Battaglia di Torrita). Nel 1370 Perugia ritorna sotto la Chiesa a causa della sconfitta nella guerra contro Urbano V. A causa delle lotte interne e del tentativo di sottrarsi al dominio papale si succedono diverse signorie (Michelotti, Visconti, Fortebracci); e proprio con Braccio Fortebracci da Montone si realizzarono importanti opere pubbliche come, ad esempio, la residenza di Braccio in piazza, della quale rimangono solo le logge, o il "Sopramuro".

 

Curiosità

Il mito vuole che la città sia stata fondata dall'eroe etrusco Euliste. E, come in ogni cosmogonia (ovvero la storia mitica che racconta le origini di una civiltà) che si rispetti, le elites patrizie del comune commissionarono a Bonifacio da Verona, nel duecento, una bella epica: l'Eulistea.
Perugia ha espresso due dei pittori più influenti del Rinascimento. Pietro Vannucci, detto il Perugino, maestro di Raffaello, ed il Pinturichio. Entrambi hanno lasciato un loro autoritratto affrescato presso le sale del Collegio del Cambio, mimetizzandosi fra i banchieri raffigurati.

Il bel pergamo (pulpito) del duomo è detto di San Bernardino, poiché fu proprio uno dei pulpiti delle prediche del Santo senese! L'influenza del Santo sulla città coincise con la stesura degli Statuta Bernardiniana di cui si dotò Perugia. Ovvero delle leggi comunali moralizzatrici, che vietavano i giochi e le balere.

Nella Basilica di San Domenico sono sepolti papa Benedetto XI, Martino IV, Urbano IV e Innocenzo III. Nella cattedrale, la Cappella dell'Anello custodisce la fede nuziale della Madonna!

Anticamente si riteneva che nelle fondamenta della torre della vecchia cattedrale, poi abbattuta e i cui resti si trovano nella Loggia di Braccio Fortebracci, si celasse il mitico Palladio (immagine sacra di Pallade-Atena).

A contendersi il dominio della città erano state le famiglie dei Baglioni e degli Oddi, ma alla fine i primi ebbero la meglio, seppur funestati da un'agghiacciante faida. Nella notte del 14 luglio 1500 il rampollo Grifonetto, approfittandosi della confusione ingenerata da un banchetto di nozze, uccide gran parte dei suoi familiari, a lui rivali. La madre, inorridita dal gesto, lascia che Giampaolo Baglioni pugnali a morte per vendetta il crudele giovane. La famosa Pala Baglioni di Raffaello è dedicata dalla madre Atalanta a Grifonetto, identificato col giovane che regge il corpo di Cristo.

Purtroppo chi vince una battaglia, spesso vuole annientare completamente il nemico, senza tributargli alcuna gloriosa sconfitta ma... chi la fa, l'aspetti! Dopo la guerra del sale, lo stato pontificio ridusse all'obbedienza Perugia. Il Papa, in segno di potere, fece costruire la maestosa Rocca Paolina laddove c'erano le case della famiglia Baglioni, rase al suolo!
La struttura, simbolo del potere papale sulla città, venne danneggiata dai patrioti già durante i moti del '48 e poi definitivamente distrutta nel 1860!

Perugia è la città di Aldo Capitini, singolare pensatore cattolico e socialista, ideatore della Marcia della Pace e del COS, dei centri di partecipazione popolare e democratica di base che nacquero a Perugia, subito dopo la caduta del fascismo.

Perugia è città di musica. Qui si tiene il festival jazz più importante d'Italia: Umbria Jazz. In contemporanea con il festival si svolgono i seminari della Berklee Summer School at Umbria Jazz Clinics organizzati dal Berklee College of Music di Boston.

Perugia è anche la dolce città del cioccolato di Eurochocolate, manifestazione di eco internazionale che si tiene ad ottobre. Qui è nata la Perugina, importantissima industria di cioccolato che col famoso "bacio", leccornia degli innamorati e tenero dono del cavaliere alla dama, è diventata nota in tutto il mondo. Il Bacio ha ottenuto il suo successo quando ne cambiarono il nome originale (che era cazzotto!) e si incominciarono a diffondere le belle confezioni dedicate agli innamorati ed ispirate al dipinto "il bacio" di Francesco Hayez.
 

Località e Frazioni di Perugia

Bagnaia, Bosco, Capanne, Casaglia, Castel del Piano, Cenerente, Città della Domenica, Civitella Benazzone, Collestrada, Colle Umberto I, Colombella, Ferro di Cavallo, Fontignano, Fratticiola Selvatica, La Bruna, La Cinella, Lacugnano, Olmo, Migiana di Monte Tezio, Montebello, Monte Corneo, Monte Petriolo, Mugnano, Parlesca, Pianello, Piccione, Pila, Pilonico Materno, Poggio delle Corti, Poggio della Pietra, Ponte Felcino, Ponte Pattoli, Ponte Rio, Ponte San Giovanni, Ponte Valleceppi, Prepo, Pretola, Ramazzano, Rancolfo, Ripa, San Fortunato della Collina, San Giovanni del Pantano, San Marco, San Martino in Colle, San Sisto, Sant'Andrea delle Fratte Santa Lucia, Sant'Egidio, Sant'Enea, Solfagnano, Villa Pitignano, Santa Maria Rossa.

 

Comuni Confinanti

Assisi, Bastia, Corciano, Deruta, Gubbio, Magione, Marsciano, Panicale, Piegaro, Torgiano, Umbertide, Valfabbrica

Musei nel Comune di Perugia


Antiquarium Ipogeo dei Volumni
Galleria Nazionale dell'Umbria
Gipsoteca Greca, Etrusca e Romana
Museo Aerospaziale "Monte di Apollo"
Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria
Museo Capitolare di San Lorenzo
Museo di Palazzo della Penna
Museo Storico Perugina

Giardini e Orto Botanici


Orto Botanico dell'Università di Perugia, con Orto Medievale
Giardino di Villa Aureti


Luoghi di Interesse


Osservatorio Astronomico dell'Università di Perugia


Teatri


Teatro del Pavone
Teatro Morlacchi


Stadi di Calcio


Stadio Renato Curi

Numero Famiglie 56.943
Numero Abitazioni 65.418
Denominazione Abitanti perugini
Santo Patrono San Lorenzo
Festa Patronale 10 agosto

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ASSISI

Assisi è un comune di 26.196 abitanti della provincia di Perugia. È conosciuto per essere la città in cui nacque, visse e morì San Francesco d'Assisi.

Storia


Numerosi reperti archeologici indicano che Assisi trae le sue origini da un piccolo villaggio abitato dagli Umbri già nel periodo Villanoviano (IX - VIII secolo a.C.). La città si sviluppa a ridosso dei territori controllati dagli Etruschi, e orbitò sotto il loro potere fino al 295 a.C. quando, con la battaglia di Sentino, i Romani imposero il loro dominio anche nell'Italia centrale. Per Asisium (così era chiamata dai romani) fu un periodo prospero: innalzata a Municipium diventò un importante centro economico e sociale dell'Impero romano.

Con il crollo dell'Impero di Roma anche Assisi conobbe la buia età delle invasioni barbariche e, nel 545, fu saccheggiata dai Goti di Totila. Conquistata dai Bizantini passò, poco tempo dopo, sotto il dominio longobardo divenendo, nel XI secolo, libero Comune. Dopo un periodo di guerre, nel 1174 fu assediata e conquistata da Federico Barbarossa che diede l'investitura della città al duca Corrado di Lutzen, detto anche Corrado di Urslingen. Pochi anni dopo, tra il 1181 e il 1182, nasce ad Assisi Francesco, figlio di Pietro di Bernardone e Madonna Pica, il futuro Santo che, con la sua opera, segnerà la storia del luogo e dell'umanità.

Nel 1198 il popolo di Assisi, stanco dei soprusi del duca di Lutzen, si ribellò, scacciandolo dalla città. Successivamente la città passò sotto il dominio della Chiesa, dei Perugini, di Giangaleazzo Visconti, dei Montefeltro, di Braccio Fortebraccio da Montone, passando, infine, sotto il controllo di Francesco Sforza.

Profondamente segnata dalle lotte intestine che videro sempre in contrasto i Nepis (Parte de Sopra) ed i Fiumi (Parte de Sotto), Assisi venne stabilmente assegnata alla Chiesa al tempo di papa Paolo III nel XVI secolo. Nel 1860, con plebiscito unanime, aderì al nascente Stato italiano.

Manifestazioni importanti


Calendimaggio; giovedì, venerdì e sabato della prima settimana di Maggio

Monumenti e luoghi d'arte da visitare


Basilica di San Francesco
Basilica di Santa Chiara
Piazza del Comune con il Palazzo del Podestà e la Torre del Popolo
Palazzo della Biblioteca Comunale
Museo del Foro Romano
Pinacoteca comunale
Tempio di Minerva
L'Anfiteatro e la Rocca maggiore
L'Eremo delle carceri sul monte Subasio
Chiesa di San Damiano
Basilica di Santa Maria degli Angeli con la Porziuncola
Chiesa di Rivotorto

Città Gemellate


Betlemme (Cisgiordania)
San Francisco (USA)

Frazioni


Armenzano, Capodacqua, Castelnuovo, Costa di Trex, Colle delle Forche, Eremo delle Carceri, Morra, Palazzo, Paradiso, Passaggio d'Assisi, Petrignano d'Assisi, Pieve San Nicolò, Porziano, Rivotorto, Rocca San Angelo, San Damiano, San Gregorio, Santa Maria degli Angeli, Santa Maria Lignano, San Vitale, Sterpeto, Torchiagina, Tordandrea, Tordibetto


Sport


Il 14 maggio 2000 la 2^ tappa del Giro d'Italia 1995, una cronometro individuale, si è conclusa ad Assisi con la vittoria dello svizzero Tony Rominger

Francesco d'Assisi, Santo Patrono d'Italia

Il padre di Francesco era un facoltoso mercante di tessuti di Assisi. La giovinezza di Francesco fu dedicata alle imprese cavalleresche ed alle arti cortesi.
Nel 1202, durante una guerra con la vicina Perugia, fu fatto prigioniero e tenuto in carcere per oltre un anno. La sua ansia di avventura e libertà lo portò nel 1205 a partecipare alla milizia pontificia. Proprio in quell'anno, nel corso di una grave malattia, nei pressi di Spoleto ebbe una visione. Questo avvenimento cambiò radicalmente la sua vita.
Ristabilitosi dalla malattia, tornò ad Assisi e, dal 1206, si dedicò al servizio di Dio, nella sequela di Cristo, attraverso il servizio dei poveri, vivendo come povero egli stesso. Famosa è la sua rinuncia pubblica, nella piazza di Assisi, a tutti i beni del ricco genitore. La vita di povertà, preghiera e predicazione gli procurò molta benevolenza tra gli umili e, ben presto, cominciarono ad affluire i primi discepoli (Bernardo di Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio d'Assisi,...).
Tra il 1213 ed il 1219 Francesco si dedicò alla predicazione ai lontani: effettuò un viaggio in Spagna per l'evangelizzazione dei Mori. Una malattia lo costrinse a tornare in Italia nel 1215, dalla quale partì di nuovo nel 1217 alla volta della Francia e di qui in Egitto dove raggiunse l'esercito crociato e tentò di convertire il sultano.
Dal 1220 comincia per Francesco una fase più ascetica e contemplativa, mentre il movimento Francescano si estende in tutta Europa.
Nella notte del santo Natale del 1223, Francesco realizza il primo Presepe, la rappresentazione della natività di Cristo, nel bosco di Greccio.
Nel 1224, durante un ritiro di preghiera alla Verna, Francesco riceve le stimmate. Nel frattempo la sua salute peggiora rapidamente.
Poco prima della morte, avvenuta nel 1226, Francesco detta, tra le sofferenze il celebre cantico del sole.
Francesco viene proclamato santo nel 1228, due soli anni dopo la sua morte, da Papa Gregorio IX.

Alcuni monumenti


TEMPIO DI MINERVA
Il tempio risale al periodo tardo repubblicano, cioè al I sec. a. Cristo. Fu eretto dai quatuorviri Gneo Cesio e Tito Cesio Prisco a loro spese, ma probabilmente non fu dedicato a Minerva, come si pensò in seguito al ritrovamento di una statua femminile, bensì ad Ercole, di cui si è trovato una lapide votiva. La facciata è sorprendentemente ben conservata, ancora nello stato originale, con le sue sei colonne scanalate, con capitelli corinzi, che poggiano su dei plinti che, per mancanza di spazio, sono collocati sulla scalinata che si inoltra nel pronao. Nel 1539 nella sua cella a pianta rettangolare, si costruì la chiesa di S. Maria sopra Minerva , ulteriormente modificata in stile barocco nel XVII secolo.

PALAZZO DEL CAPITANO E DEL POPOLO
Costruito tra il 1212 e il 1305, è il primo palazzo pubblico che si insedia nella piazza del Comune, a ridosso del tempio. Nella sua facciata sono murati le misure per la seta, il lino e la lana, ma anche le sagome dei mattoni e delle tegole per l‘edilizia. Nel primo riquadro del ciclo di S. Francesco nella chiesa superiore si nota che la Torre del Popolo manca ancora della sua parte terminale, finita solamente nel 1305.Un restauro del 1927 ha piuttosto sfalsato l‘aspetto originario del palazzo.

CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE
La chiesa, originariamente fondata nel X secolo, fino al 1036 fu la cattedrale di Assisi, trasferita in quell'anno a S. Rufino. L'attuale edificio risale al XII secolo.La semplice facciata, che reca un'iscrizione del 1163, è suddivisa in tre comparti da lesene. L'interno a tre navate conserva nella navata, nell'abside semicircolare e nella sagrestia resti di affreschi del XIV e XV secolo.A destra dell'ingresso, un sarcofago tardomedievale del IX secolo. Dalla cripta (della chiesa precedente) un passaggio conduce nella cosiddetta Casa di Properzio, dove in un criptoportico si sono conservati dipinti murali nel 4.Stile Pompeiano.Dall'adiacente giardino si vedono i resti della cinta muraria romana, in blocchi calcari del Subasio, sovrapposta da quella medievale.Nonostante il trasferimento della cattedrale, il Palazzo Vescovile, a destra della chiesa, dove S. Francesco rinunciò ai beni paterni, è sempre rimasto al suo posto.

LA ROCCA MAGGIORE
Documentata per la prima volta nel 1174, la Rocca era stata costruita come castello feudale tedesco. Federico di Svevia, il futuro imperatore Federico II vi passò alcuni anni della sua infanzia (fu infatti battezzato ad Assisi nel 1197, all'età di tre anni), affidato alle cure di Corrado di Urslingen. Un anno più tardi, durante un'assenza di Corrado, durante dei moti popolari indipendentisti, la Rocca fu distrutta dagli Assisani. Soltanto nel 1367 il Cardinale Albornoz la ricostruì riutilizzando le mura merlate esterne occidentali e parti delle mura interne. Nel 1458 il Signore di allora, Jacopo Piccinino, fece costruire il torrione dodecagonale e il lungo muro di collegamento; Papa Sisto IV restaurò il mastio nel 1478 e Paolo III fece erigere nel 1535-38 il torrione circolare vicino all'ingresso.

BASILICA SANTA MARIA DEGLI ANGELI
a Basilica di Santa Maria degli Angeli di imponenti dimensioni (è la settima in ordine di grandezza fra le chiese cristiane) forse poco si addice ai dettami di semplicità francescani, fu però necessaria per poter accogliere le masse dei pellegrini in visita alla Porziuncola, la primitiva Cappella di S. Maria degli Angeli, che S. Francesco ricevette in dono dai Benedettini del Subasio e che divenne il nucleo del primo convento, e alla Cappella del Transito, luogo nel quale S. Francesco morì il 4 ottobre 1226.
 


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GUBBIO

Storia


Gubbio è un'antica città dell'Umbria, posizionata alla base del monte Ingino e attraversata dal torrente Carmignano. Le prime forme di insediamento nel territorio eugubino sembrano da collocarsi già nella preistoria (resti di un villaggio preistorico sul monte Calvo).

Le Tavole eugubine
Con certezza si sa che Gubbio fu fondata dagli Umbri e Ikuvium o Iguvium era considerato un centro di importanza sacrale e nello stesso tempo commerciale essendo a cavallo tra i crocevia da e per il Tirreno e l'Adriatico. Sicuramente entrò in contatto con la vicina civiltà etrusca; testimonianze di quel periodo sono le importanti Tavole eugubine, scoperte nel 1444 e acquistate dal Comune nel 1456. Queste costituiscono un'importante chiave di lettura della civiltà, della lingua umbra e dell'assetto di questa città-stato, quale era Gubbio, tra il 111 ed il I secolo a.C. Le sette tavole in bronzo che le costituiscono, in parte redatte in alfabeto umbro (derivazione di quello etrusco) ed in parte scritte in latino (con influenze umbre), costituiscono un documento storico di eccezionale valore.

Periodo romano
Alleatasi con Roma nel 295 a.C., Gubbio ottenne nell'89 a.C.la cittadinanza romana: fu eretta a Municipium ed ascritta alla Tribù Clustumina. Fiorente città sotto il dominio romano, cominciò il suo declino parallelamente allo sfacelo dell'Impero, invasa dagli Eruli fu nel 552 distrutta dai Goti di Totila, ma subito ricostruita con due potenti torri difensive dai Bizantini di Narsete, generale di Giustiniano, non più in pianura, ma sulle pendici del monte Ingino. Con lo sfaldamento dell'Impero Bizantino nel 772, Gubbio fu occupata dai re longobardi Liutprando, Astolfo e Desiderio.

Libero Comune
Ceduta alla Chiesa, con le donazioni di Pipino il Breve e Carlo Magno la città, pur assoggettata ai vescovi, si costituì in libero Comune di fazione ghibellina e, nell'XI secolo, iniziò una politica espansionistica che in breve la portò ad avere più di cento castelli sotto il suo dominio ma, nello stesso tempo, ad entrare in forte conflitto con la potente città di Perugia, allarmata dal suo espansionismo. Nel 1151 undici città confederate, capeggiate da Perugia, attaccarono gli Eugubini con l'intento di spazzare via dalla faccia della terra la loro città. Non solo questi ressero all'urto, ma contrattaccando, ottennero una schiacciante vittoria che ebbe del miracoloso; evento che il popolo attribuì ad Ubaldo Baldassini (1080-1160), il suo santo vescovo che si era già reso protagonista di altri interventi "miracolosi". Ma la potenza militare e commerciale che Gubbio andava sempre più ostentando contrastava fortemente con quella di Perugia e, data la vicinanza, lo scontro fra le due potenti città entrò nella quotidianità, finché nel 1257 i Perugini non si ripresero la rivincita togliendo parte dei territori agli Eugubini (territori in seguito restituiti con il trattato di pace del 1273). Tutto il XIII secolo vide Gubbio, ghibellina, prosperare in pace e crescere sia dal punto di vista urbanistico che economico. Nel 1263, i guelfi presero il potere che detennero fino al 1350 quando, caduta sotto la signoria di Giovanni Gabrielli, nel 1354 fu assediata ed espugnata dal cardinale Albornoz, Legato Pontificio, che l'assoggettò alla Chiesa concedendo, però, alla città gli antichi privilegi e statuti propri. La pace fu di breve durata poiché il governo pontificio non mantenne le promesse fatte dal cardinale Albornoz: gli Eugubini nel 1376 insorsero e instaurarono un autogoverno. Pochi anni dopo, nel 1381, il vescovo Gabriele Gabrielli, appoggiato dal Papa, si autoproclamò Signore di Agobbio (nome medioevale di Gubbio) provocando la ribellione degli Eugubini che, ridotti alla fame, nel 1384 si levarono in armi contro il vescovo. Impossibilitati a resistere al battagliero vescovo, che non voleva perdere il dominio della città, gli Eugubini si "consegnarono" spontaneamente ai Montefeltro, duchi di Urbino, perdendo così il titolo di libero Comune, ma conquistando un lungo periodo di tranquillità. I Montefeltro, signori amanti dell'arte, restituirono a Gubbio i privilegi, gli ordinamenti civili e la città tornò a fiorire cuilturalmente e artisticamente (in quel periodo fu ricostruito il Palazzo Ducale di Gubbio). Nel 1508 subentrarono, nel dominio della città, i Della Rovere, che lo tennero fino al 1624 quando, con la morte di Francesco Maria II Della Rovere, ultimo erede della casata, tutti i beni passarono, come da volontà testamentaria, allo Stato Pontificio.

Regno d'Italia
Nel 1860 Gubbio fu annessa al Regno d'Italia e, nello stesso anno, fu aggregata alla Provincia di Perugia. Nella seconda Guerra mondiale la città pagò duramente la sua partecipazione alla lotta contro i nazifascisti: il 22 giugno 1944, a seguito da un'operazione effettuata da un gruppo di antifascisti, i tedeschi attuarono una feroce rappresaglia, trucidando, a colpi di mitragliatrice, 40 cittadini innocenti, nei pressi della chiesa della Madonna del Prato (dove oggi un mausoleo ricorda i 40 martiri). Inoltre, per circa trenta giorni, fino al 25 luglio 1944, giorno della liberazione, la città fu duramente bombardata dalle artiglierie tedesche che, dai monti circostanti, battevano la vallata per contrastare l'avanzata delle truppe di liberazione.

Luoghi d'interesse


Il Palazzo dei consoli, fu fatto costruire nel XIV secolo dal governo della città, che in questo modo voleva testimoniare la grandezza e la pontezza raggiunta dalla città. Il palzzo, in stile gotico, è alto circa sessanta metri, in stile gotico. Dal 1901 è sede del Museo Civico, dove sono esposti antichi reperti archeologici umbri, una collezione numismatica ed una pinacoteca.

Ricorrenze


Il 15 maggio di ogni anno vi si svolge la Festa dei Ceri, evento folcloristico in onore del patrono della città, Sant'Ubaldo.
L'ultima domenica di maggio di ogni anno vi si svolge il Palio della Balestra, evento folcloristico in onore del patrono della città, Sant'Ubaldo.
Dal 2004 la città di Gubbio ospita la manifestazione culturale denominata Altrocioccolato
A Gubbio, seconda patria di San Francesco, il Centro Internazionale per la Pace fra i Popoli di Gubbio volle celebrare dal 1994, a 768 anni dalla morte del Santo, la Festa della mansuetudine per ricordare l’evento dell'ammansimento del lupo, istituendo nel contempo il Fuoco francescano della pace da offrire a Enti, Associazioni, Istituzioni che promuovono la cultura della pace e della riconciliazione nel mondo.

Curiosità


Gubbio è stata la sede principale delle riprese della serie televisiva della RAI Don Matteo con Terence Hill.
A Gubbio è presente una pista di volo ultraleggero, appartenente all'associazione Aligubbio.

Frazioni


Branca, Torre Calzolari, Spada, Padule, San Marco, Colpalombo, Carbonesca, Biscina, Belvedere, Scritto, Ponte D'assi, Cipolleto, Ferratelle, Semonte, Casamorcia, Raggio, Monteleto, Mocaiana, Monteluiano, San Martino in Colle, Loreto, Camporeggiano, Burano.


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ORVIETO

Orvieto è un comune di 20.692 abitanti della provincia di Terni.

Storia


La città di Orvieto è insediata su una rupe che domina la pianura, nella quale scorrono i fiumi Paglia e Chiani poco prima di confluire nel Tevere. Questa enorme piattaforma in tufo vulcanico brunastro che si solleva dai venti ai cinquanta metri dal piano della campagna, fu creata dall'azione eruttiva di alcuni vulcani, che depositarono un'enorme quantità di materiali. Notizie attendibili riguardanti i primi insediamenti umani risalgono al VII secolo a.C., ma è da ritenersi che il luogo fosse già abitato sin dall'Età del bronzo e del ferro.

Periodo Etrusco
Le testimonianza archeologiche di epoca etrusca, fornite da campagne di scavo e studi condotti negli ultimi anni, offrono un quadro abbastanza attendibile, anche se ancora incompleto, della città antica, identificata dopo molte incertezze epolemiche tra etruscologi, nella città di Velzna. Denominata, probabilmente, Volsinii Veteres (la disputa sul nome di questa città etrusca non si è ancora conclusa, ma questo sembra il più attendibile) sorgeva nei pressi di un famoso santuario etrusco, Fanum Voltumnae, meta ogni anno degli abitanti dell'Etruria che vi confluivano per celebrare riti religiosi, giochi e manifestazioni. La città ebbe, dall'VIII al VI secolo a.C., un notevole sviluppo econimico, di cui beneficiavano principlamente ricche famiglie in un regime fortemente oligarchico, e un incremento demografico che, nella composizione della popolazione, mostra l'apertura ad una città multietnica; di tutto ciò si ha riscontro dai resti della città sulla rupe e principalmente dalle vicine necropoli. La città raggiunse il massimo splendore tra il VI e il IV secolo a.C., diventando un fiorente centro commerciale e artistico, con una supremazia militare garantita dalla sua posizione strategica che le dava l'aspetto di una fortezza naturale.

Periodo Romano
Ma tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C. l'equilibrio sociale che aveva permesso la crescita della città, si incrinò. I ceti subalterni conquistarono il governo della cosa pubblica, il dissidio tra le classi divenne violento, finché i nobili non chiesero aiuto ai Romani. Questi, nel 264 a.C., colsero l'occasione per inviare l'esercito a Volsinii e, invece di sottometterla, la distrussero e deportarono gli abitanti scampati all'eccidio, sulle rive del vicino lago di Bolsena, dove sorse Volsinii Novi. Non si conosce il motivo di tale accanimento dei Romani nei confronti della città che, secondo le notizie letterarie, trasportarono a Roma oltre duemila statue razziate dai santuari orvietani, ed evocarono nell'Urbe il dio Vertumnus, la principale divinità degli Etruschi. La traslazione della città fisica della Orvieto antica da un sito all'altro, si ripeterà in senso inverso provocata ancora da altre invasioni. Fu rifondata allora sulla rupe orvietana la cittadella altomedievale di Ourbibentos che, nell'arco di qualche secolo, diverrà una nuova città con il nome di Urbs Vetus (città vecchia).

Libero Comune
Dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente, Orvieto divenne dominio dei Goti fino al 553 quando, dopo una cruenta battaglia e un assedio, fu conquistata dai Bizantini di Belisario. Successivamente, dopo l'istituzione del Ducato di Spoleto, divenne longobarda. Poco prima dell'anno Mille la città, posta sulla linea di confine dell'Italia bizantina, di cui costituiva un importante nodo strategico, tornò a rifiorire, espandendo il suo tessuto urbanistico con la costruzione di fortificazioni, palazzi, torri e chiese. Si costituì in Comune, ma anche se non faceva parte ufficialmente del patrimonio di San Pietro, si trovava sotto il suo controllo; per essere riconosciuto governo comunale ebbe bisogno di una dichiarazione di consenso da parte di papa Adriano IV nel 1157. Nel XII secolo Orvieto, forte di un agguerrito esercito, iniziò ad ampliare i propri confini che, dopo vittoriose battaglie contro Siena, Viterbo, Perugia e Todi, la videro dominare su un vasto territorio che andava dalla Val di Chiana fino alle terre di Orbetello e di Talamone sul mar Tirreno. In questa sua espansione, Orvieto si era fatto un potente alleato: Firenze (rivale di Siena) che ne aveva appoggiato l'ascesa. I secoli XIII e XIV furono il periodo di massimo splendore per Orvieto che, con una popolazione di circa trentamila abitanti (superiore perfino a quella di Roma), divenne una potenza militare indiscussa, e vide nascere nel suo territorio urbano splendidi palazzi e monumenti.

Le lotte interne
Ma paradossalmente questa epoca vide anche il nascere di furibonde lotte interne nella città. Due famiglie patrizie, la guelfa Monaldeschi e la ghibellina Filippeschi, straziarono la città con cruenti battaglie che, insieme alle lotte religiose tra i Malcorini, filoimperiali ed i Muffatti, papalini, indebolirono il potere comunale favorendo, nel 1364, la conquista da parte del cardinale Egidio Albornoz. In questo lasso di tempo altri avvenimenti, degni di nota, si erano registrati ad Orvieto: nel 1216 Papa Innocenzo III, dai pulpiti della chiesa di Sant'Andrea, aveva proclamato la IV crociata; nel 1281, nella stessa chiesa, alla presenza di Carlo I d'Angiò, veniva elevato al pontificato Papa Martino IV e, nel 1297, nella chiesa di San Francesco, avveniva la canonizzazione di Luigi di Francia, presente Papa Bonifacio VIII. Dopo il cardinale Albornoz, Orvieto venne assogettata a varie signorie: Rinaldo Orsini, Biordo Michelotti, Giovanni Tomacello e Braccio Fortebraccio per ritornare poi, nel 1450, definitivamente a far parte dello Stato della Chiesa, divenendone una delle provincie più importanti e costituendo l'alternativa a Roma per molti pontefici, vescovi e cardinali che vi venivano a soggiornare. I secoli XVII e XVIII furono periodi di tranquillità per la città. Sotto l'Impero Napoleonico assurse a cantone e più tardi, nel 1831, sotto la Chiesa, venne elevata a Delegazione Apostolica. Nel 1860, liberata dai Cacciatori del Tevere, fu annessa al Regno d'Italia.

Cultura


È sede della Fondazione per il Centro Studi "Città di Orvieto" - Università, Ricerca, Alta Formazione http://www.uniorvieto.eu/.

Festa della Palombella (la colomba che simboleggia lo Spirito Santo) che si tiene ogni anno in occasione della Pentecoste, istituita nel XVI secolo dai Monaldeschi. Festa da tempo contestata dagli animalisti che chiedono la sostituzione della palombella viva con un simulacro.
Domenica successiva alla Pentecoste: Palio dell'oca che si svolge sulla piazza del Popolo, con pista in terra battuta e vede la disputa fra i vari cavalieri delle due antiche contrade (Pistrella e Cava) con gare di abilità a cavallo.
Processione del Corpus Domini: una processione (la prima fu nel 1337), accompagnata da un corteo storico con 400 figuranti, evoca il Miracolo di Bolsena
Presepe nel Pozzo: presepio sotterraneo con personaggi animati a grandezza naturale.
Umbria jazz winter: tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio, si svolge un festival internazionale di musica jazz.
Corsa "La Castellana" prova di velocità automobilistica in salita, valida per il CIVM, organizzata annualmente in aprile con partenza dalla frazione di Ciconia e arrivo a Colonnetta di Prodo (percorso di 6.100 metri).
Domenica 28 maggio 2006 "Cantine Aperte"
Agosto: mostra dei vini e dei prodotti artigianali
È sede del LUG OrvietoLUG.

Sport


Il 20 maggio 2002 l'8^ tappa del Giro d'Italia 2002 si è conclusa ad Orvieto con la vittoria dello spagnolo Aitor Gonzalez Jimenez.

Monumenti e luoghi d'arte da visitare


Duomo
Pozzo di San Patrizio (1528)
Pozzo della Cava
Palazzo Soliano (1297)
Palazzo Papale
Torre del Moro
Palazzo comunale
Palazzo del Popolo
Le Necropoli del Crocifisso del Tufo e di Cannicella
Chiesa di San Giovenale
Chiesa di Sant'Andrea
Via della Cava
Chiesa di San Domenico, costruita sulle rovine di un tempio pagano
I Musei Faina, Greco e quell' dell'Opera del Duomo
La Funicolare di Orvieto


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SPOLETO

Spoleto è un comune di 38.101 abitanti della provincia di Perugia

Storia

Umbri e Colonia romana
Posto su un colle alle falde del Monteluco, presso le rive del torrente Tessino, al margine inferiore della Valle Umbra, Spoleto è un antichissimo centro abitato fin dalla preistoria. Le prime testimonianze indicano che Spoleto fu abitata almeno dal VII secolo a.C. dagli Umbri, come attestano antiche tombe risalenti all'età del ferro. Le mura poligonali del V-IV secolo a.C., dette mura ciclopiche, costituite da enormi massi di pietra calcarea in forma poligonale, dimostrano che si trattava di una città ben fortificata e munita, in posizione dominante sulla valle Umbra. Diventata colonia romana nel 241 a.C., Spoleto (Spoletium) si fece ben presto fiorente e ricca di monumenti. Spoleto si mantenne sempre fedele a Roma, specie nelle guerre puniche, non soltanto respingendo Annibale dopo la sua vittoria al Trasimeno (21 a.C.), ma soprattutto nel periodo critico successivo a quel lungo conflitto. Nel 43 a.C. vi si fermò Ottaviano, prima della battaglia di Modena, facendo un sacrificio in uno dei templi della città.

Ducato di Spoleto
Agli inizi del V secolo si sa che risiedeva a Spoleto il senatore romano Giulio Naucellio. Abbellita da Teodorico, che fra il 507 e il 511 pose mano al restauro della città e alla bonifica della valle in larga parte impaludata, e da Belisario (536) fu espugnata da Totila (545) e restaurata da Narsete che, dopo il 553 intraprese il ripristino delle mura. Invasa l'Italia, i Longobardi scelsero Spoleto come capitale di uno dei più grandi Ducati, proiettando l'influenza politica della città su un vasto territorio dell'Italia centro-meridionale, fino al Ducato di Benevento. Caduti i Longobardi, il Ducato passò ai Franchi. Quando l'impero carolingio fu smembrato, i duchi di Spoleto, Guido III e suo figlio Lamberto, si spinsero alla conquista della corona imperiale (889).

Sotto lo Stato Pontificio
Nel 1155 Spoleto, "munitissima città, difesa da cento torri" fu, secondo la tradizione, distrutta da Federico Barbarossa e se le varie dominazioni subite da un lato portarono morte e distruzione, dall'altro hanno arricchito Spoleto di monumenti insigni. Contesa poi, tra l'Impero e la Chiesa, fu a questa aggregata da Innocenzo III nel 1198 e definitivamente nel 1247. Funestata da conflitti tra Guelfi e Ghibellini, fu riappacificata dal cardinale Egidio Albornoz, (che, nel 1359, diede inizio ai lavori di costruzione della splendida Rocca come sede dei governatori della città); fu assicurata alla Chiesa e fatta centro importante dello Stato Pontificio che le mandò autorevoli governatori, tra questi anche Lucrezia Borgia (1499). Dal Rinascimento in poi Spoleto si trasformò progressivamente da centro prevalentemente strategico a centro culturale, con la fondazione dell'Accademia degli Ottusi (oggi Accademia spoletina). Seguirono periodi di splendore e di decadenza. Durante l'occupazione francese, Spoleto fu capoluogo prima del Dipartimento del Clitunno e poi di quello del Trasimeno, non tanto in omaggio al retaggio storico dell'antica Caput Umbriae quanto, più pragmaticamente, per la sua prossimità ai territori montani confinanti con il Regno di Napoli, e perciò esposti alla penetrazione del brigantaggio, che consentiva un più agevole controllo territoriale. La Restaurazione (1814) ne fece una sede di Delegazione pontificia sino a che, il 17 settembre 1860, le truppe del generale Brignone, unirono Spoleto al nuovo Stato italiano.

Cultura - Economia


Dopo l'unificazione, divenuta Perugia capoluogo dell'Umbria, Spoleto perse progressivamente il ruolo di centro amministrativo. Ai gravi contraccolpi economici si pose a parziale rimedio nei primi anni del Novecento, con la costruzione di opifici in prossimità delle mura con l'attivazione delle miniere di lignite.

A partire dal secondo dopoguerra la città tende ad assumere un nuovo ruolo, una nuova identità, con una serie di proposte culturali di riconosciuto interesse e successo:

il Centro italiano di Studi sull'Alto Medioevo 1951, promotore di convegni e di valide pubblicazioni conosciute in tutto il mondo;
il Teatro Lirico Sperimentale 1947, trampolino di lancio per i giovani cantanti lirici;
il Festival dei Due Mondi (conosciuto anche come Spoleto Festival), fondato nel 1958 dal maestro compositore Gian Carlo Menotti, che con i suoi spettacoli di prosa, danza, concerti, mostre e film nell'ambito di Spoletocinema, rappresenta una delle più prestigiose e mondane manifestazioni di livello internazionale.
Turismo, artigianato, industria ed agricoltura, affiancati in questi ultimi anni dal commercio e dal terziario, sono le solide basi su cui poggia attualmente l'economia spoletina. L'artigianato vanta una solida tradizione di tessuti, ricami e sellerie; l'agricoltura, con la produzione di ottimo e rinomato olio di oliva, continua una tradizione antica di secoli; la piccola e media industria con aziende che operano nel settore metalmeccanico, tessile e grafico, ben si affianca all'economia locale.

Ma la voce più rappresentativa del comparto economico spoletino è senz'altro quella del turismo. Spoleto è oggi uno dei principali centri turistici dell'Umbria, conosciuto a livello internazionale; i motivi che hanno determinato questo successo sono riconducibili al grande patrimonio storico-artistico-culturale e naturalistico che offre la città e il suo territorio.

Il comune fa parte dell'associazione degli Azzano d'Italia, undici fra comuni e frazioni che portano nel loro nome il termine Azzano e che hanno i cittadini che si chiamano azzanesi: Azzano d'Asti, Azzano Decimo, Azzano Mella, Azzano San Paolo, Castel d'Azzano e sei frazioni.

Ogni anno nel mese di Agosto si svolge "Spoleto Estate" rassegna di appuntamenti culturali, musicali e di spettacolo che vedono spesso protagonisti celebrità illustri.

Ogni anno nel Mese di Agosto si svolge nella vicina frazione di Bazzano il Mama Umbria International Festival curato dalla coreografa statunitense Ellen Stewart.

Dal 1999 sono istituiti gli Eventi di fine anno: durante il periodo natalizio la città organizza iniziative culturali e per l'intattenimento collettivo, specie in occasione del Capodanno.

Dal 2003 Spoleto accoglie annualmente la Settimana Interazionale della Danza trasferitasi da Perugia ed ancor prima da Rieti. La manifestazione ha lo scopo di ricercare e promuovere nuove giovani stelle nascenti della danza classica e moderna.

Dal 2005 è istituita l'iniziativa enogastronomica Vini Nel Mondo, una mostra dislocata negli interrati più antichi della città e che vede protagonisti i vini prodotti da più di 160 cantine provenienti dall'Italia e da tutto il mondo.

Monumenti e luoghi d'arte da visitare


La Rocca Albornoziana con la torre della Spiritata e la Camera Pinta, affrescata con dipinti quattrocenteschi.
Il Ponte Sanguinario, ponte Romano con volte alte 9 metri ed attualmente al di sotto del piano stradale.
Il Duomo, sorto nel 1067 sui resti di una chiesa del IX secolo
La chiesa di San Salvatore (sec. IV), tra le basiliche di origine paleocristiane più antiche d'Europa
La chiesa di Sant'Eufemia (sec. XII) costruita nell'area di una Insula di cui restano mosaici e mura (e che costituisce un raro caso italiano di chiesa romanica coi matronei)
L'Arco di Druso, arco romano che introduceva al foro (sito attuale di piazza del Mercato)
Il monastero di Sant'Agata e la chiesa di San Pietro
Il palazzo Spada, sede della Pinacoteca Comunale
Il palazzo Racani Arroni, sede del Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo
Il Ponte delle Torri, acquedotto longobado unico nella sua altezza di 82 metri
L'elegante casa romana Vespasia Polla (madre dell'imperatore Vespasiano), con pavimenti e mosaici ancora intatti
Il Bosco Sacro del Monteluco, con il convento francescano del XII sec.
La chiesa di Sant'Ansano del primo Medio Evo, costruita sul sito del Tempio Romano dedicato a Giove riconoscibile ancora nella cripta
Le chiese romaniche di: San Gregorio Maggiore, San Domenico, San Pietro, San Ponziano, San Giuliano e San Paolo Inter Vineas
La Torre dell'Olio del sec. XIII e la Porta Fuga
Il palazzo Comunale del 200
I palazzi del XVIII secolo: Callicola (sede della Galleria Comunale di Arte Moderna con opere di Calder, De Gregorio, Pomodoro ed altri), Campello e Ancaiani
Il Teatro Romano
Il Teatro Nuovo del 1885, progettato dall'architetto Ireneo Aleandri e voluto dalla borghesia cittadina per l'insufficiente capienza del già esistente Caio Melisso
Il Teatro Caio Melisso di origine seicentesca e quindi una delle strutture più antiche di Italia, abbandonato dopo l'inaugurazione del Nuovo e successivamente riabilitato.
Il Complesso Monumentale del San Nicolò
L'Auditorium della Stella
La Chiesa della Manna d'Oro
La Piazza del Duomo e la relativa scalinata
La Piazza Del Mercato
Le Vie di Fontesecca, dei Duchi e Porta Fuga
La passeggiata panoramica comunemente conosciuta come giro della Rocca e l'attiguo sentiero giro dei Condotti, dai quali si può ammirare sia la valle umbra che inusuali scorci di Spoleto.

Sport


Il 13 maggio 2004 la 5^ tappa del Giro d'Italia 2004 si è conclusa a Spoleto con la vittoria dell'australiano Robbie McEwen.

Il migliore risultato ottenuto dalla pallavolo maschile a Spoleto è stato il raggiungimento dei quarti di finale nel Campionato di serie A 1991/1992. La squadra allora denominata Olio Venturi fu eliminata nella gara decisiva dalla Sisley Treviso che vinse per 3-2 in casa

Frazioni


Spoleto comprende 57 frazioni:

Acquaiola, Acquacastagna, Ancaiano, Azzano, Baiano, Bazzano Inferiore, Bazzano Superiore, Beroide, Camporoppolo, Campo Salese, Cerqueto, Cese, Collerisana, Collicelli, Cortaccione, Crocemaroggia, Eggi, Fogliano, Forca di Cerro, Madonna di Baiano,Maiano, Messenano, Milano, Montebiblico, Monteluco, Monte Martano (sorge sull'omonimo monte ed è sede di un castello), Morgnano, Morro, Ocenelli, Palazzaccio, Perchia, Petrognano, Pompagnano, Pontebari, Poreta, Protte, Rubbiano, San Brizio, San Giacomo, San Giovanni di Baiano, San Martino in Trignano, San Nicolò, San Silvestro, Santa Croce, Sant'Anastasio, Sant'Angelo in Mercole, San Venanzo, Silvignano, Somma, Strettura, Terraia, Terzo la Pieve, Terzo San Severo, Uncinano, Valdarena, Valle San Martino, Vallocchi

 


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LAGO TRASIMENO

Con una superficie di Kmq. 128 ed una circonferenza di Km. 45, è, per estensione, il maggiore dell’Italia penisulare e quarto in assoluto dell’intero paese. Di origine tettonica, ha natura laminare con profondità massima di 6 m circa.



Amministrativamente, la zona del Trasimeno fa parte dell'Umbria, ma culturalmente e geograficamente è insieme Umbria e Toscana. Ha le caratteristiche dell'una e dell'altra. Si trova cioè in un'area in cui il confine fra le due regioni rimane affascinantemente indefinito, nella lingua e nel paesaggio così come nei sapori della cucina e nelle tradizioni.

È perfettamente al centro d'Italia, in un punto che sin dall'antichità è situato a ridosso dei percorsi che dal centro e dal nord Europa conducono a Roma. In un punto che è, al tempo stesso, facilmente raggiungibile e appartato. Ciò ne ha fatto una meta del tutto particolare.

Non un affollato luogo di passaggio. Ma una sorta di "posto delle fragole", in cui alcuni giungono casualmente per divenire dei gelosi habitué. Comunque, noi, più che il caso, consigliamo le vie comode. Se venite in auto, prendete l'Autostrada del Sole, uscite dal casello di Valdichiana o di Chiusi-Chianciano Terme, seguite i cartelli per appena una ventina di chilometri e siete arrivati. Se preferite viaggiare in ferrovia, fate la linea Firenze-Roma e scendete a Terontola, a Chiusi, o a Castiglione del Lago.

Una volta preso alloggio in uno degli otto comuni del Trasimeno (Castiglione del Lago, Città della Pieve, Magione, Paciano, Panicale, Passignano, Piegaro, Tuoro), potrete programmare una serie di comode escursioni.

Nel raggio di un centinaio di chilometri avete il 20% del patrimonio artistico mondiale: Firenze, Perugia, Siena, Arezzo, Assisi, Orvieto, Gubbio, Spoleto, Chiusi, Cortona, Tarquinia. Avete cioè a portata di mano la maggior parte dell'arte rinascimentale italiana, nonché una parte considerevole di quella antica e medioevale. In appena due ore di macchina, inoltre, potete essere nel centro di Roma. Tutte le strade sono comode e spesso panoramiche. Potrete andare facilmente ovunque. Ma forse la bellezza del lago vi tratterrà.


I MAGGIORI COMUNI DELL'AREA


Castiglione del Lago - Sorge su un promontorio calcareo che fu un tempo la quarta isola del Trasimeno (m. 304). Diversi rinvenimenti archeologi testimoniano che il centro fu popolato in epoca etrusca e in età romana. L'attuale abitato conserva la cinta muraria medioevale e l'antico castello, che attraverso un lungo camminamento illuminato dalla luce delle feritoie, è collegato al cinquecentesco palazzo comunale.

Questo fu fatto edificare sopra un preesistente edificio da Ascanio della Corgna, marchese di Castiglione del Lago e del Chiugi, nipote di Giulio III distintosi come uno dei migliori condottieri durante la battaglia di Lepanto del 1571. Nel piano nobile del palazzo si conservano gli affreschi realizzati nella seconda metà del '500, secondo il gusto rinascimentale romano, dal pesarese Giovanni Pandolfi e dal fiorentino Salvio Savini. Nella chiesa della Maddalena, a croce greca, con pregevoli stucchi del Piervittori e pronao neoclassico, si trova la tavola di Eusebio di San Giorgio, del 1500. Ogni due anni, in primavera, vi si tiene il raduno internazionale degli aquilonisti, che prende il nome di "Coloriamo i Cieli".

Passignano sul Trasimeno - Famoso centro cantieristico e turistico, di origine etrusco-romana, situato (m. 289) sulla sponda settentrionale del Trasimeno. Il suo nome viene da Passum Jani (Passo di Giano). Il nucleo antico si presenta ancora cinto da mura e con aspetto medioevale, con un intrigo di viuzze.
A quattro chilometri dal centro, verso est, si trova la chiesa di S. Vito, che conserva un bel campanile del XIII secolo e all'interno una tavola della scuola di Fiorenzo di Lorenzo. Al territorio di Passignano appartiene anche Castel Rigone (a m. 663), fondato nel 543 da Rigone, luogotenente di Totila, condottiero dei Goti. Da questo centro, che conserva resti del castello costruito alla fine del XIII secolo, nonché l'armoniosa chiesa rinascimentale della "Madonna dei Miracoli", si gode una splendida vista sul lago. Da qui, inoltre, gli appassionati di trekking possono iniziare una bellissima passeggiata che li conduce fino al punto più alto dei colli del Trasimeno, il Monte Castiglione (m. 802), su cui cresce una fitta pineta abitata da scoiattoli, volpi, faine e cinghiali.

 

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CORCIANO                                                                                                       Torna indietro          Vai all' Homepage

 

Corciano è un comune di 15.179 abitanti della provincia di Perugia posto su un colle a 12 chilometri da Perugia.

Storia


Secondo un'antica leggenda, Corciano è sorta per opera di Coragino, mitico compagno dell'eroe greco Ulisse.
Le tracce più antiche della presenza dell'uomo (alcuni frammenti di utensili su lama di selce e vari frammenti di vasi in impasto non tornito) risalgono al Neolitico. La scoperta di due vasi cinerari (conservati nell'Antiquarium del palazzo Comunale) segnalano la presenza umana in un periodo compreso tra il IX e l'VIII secolo a.C.. Tra il III e il I secolo a.C. si formarono numerosi nuclei abitati (in genere di piccole dimensioni) dediti prevalentemente all'attività agricola e a quella artigianale. L'area, nota archeologicamente per il famoso ritrovamento ottocentesco della tomba dei carri bronzei risalente alla seconda metà del VI secolo a.C. subì, quattro secoli più tardi, un forte processo di sviluppo probabilmente in relazione alla crescente richiesta di travertino utilizzato per la produzione di urne, cippi funerari, ma soprattutto per la costruzione della città urbana di Perugia.


I primi documenti


È solo dopo l'anno Mille che alcuni documenti documentano la sua esistenza. Nel 1136 papa Innocenzo II conferma il Castrum de Corciano al Vescovo di Perugia e lo stesso castello è citato nell'elenco delle ville e dei castelli presenti nel territorio perugino nell'anno 1258. La stretta dipendenza con Perugia portò i soldato corcianesi a combattere contro Todi che aveva occupato parte del territorio perugino: nel 1310 respinsero i tuderti fino alle porte della loro città.

Braccio da Montone:
Tra il 1415 e il 1416 il Capitano di ventura Braccio da Montone, espulso da Bologna, con le sue truppe si dirige in Umbria seminando distruzione e morte. Tenta di conquistare Corciano, ma la cittadina si difende valorosamente e mette in fuga le truppe di Braccio. I Magistrati perugini, come compenso per l'eroica difesa, esentarono Corciano da ogni tassa per cinque anni. Ma Braccio non si ferma: dopo aver conquistato 120 castelli nel territorio perugino, torna a Corciano che, non potendo sopportare un nuovo assedio, gli apre spontaneamente le porte.

Nel XIV secolo Corciano passò, come quasi tutta l'Umbria, nell'orbita dello Stato della Chiesa e divenne feudo dei Duchi della Corgna che avevano la loro residenza nell'attuale palazzo Comunale. Nel 1809 l'esercito napoleonico stabilì a Perugia il Governo imperiale e Corciano venne eretta a Mairie. Il 9 novembre 1860 viene pubblicato il plebiscito per l'annessione della Provincia di Perugia al Regno d'Italia: 97.000 voti favorevoli e 386 contrari.

 

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FOLIGNO

Foligno è la terza città dell'Umbria, è in provincia di Perugia ed il suo comune conta 53.818 abitanti. È attraversata dal fiume Topino.

È il centro commerciale ed industriale più ricco ed importante della Valle Umbra ed il principale centro di comunicazioni dell'intera regione. Importante nodo sia ferroviario sulla linea Roma-Ancona all'origine della linea Foligno-Terontola (Arezzo), che stradale sulla via Flaminia all'intersezione della SS75 (Centrale umbra), SS77 (della Val di Chienti), SS316 (dei Monti Martani) con la SS3 (Flaminia). Fu definita "porto di terra dello Stato Pontificio" per la sua centralità viaria, "Città aeronautica" per eccellenza per le sue industre aeronautiche e soprattutto per l'Aeroporto (nato alla fine dell'800), fino al 1944 tra i più importanti e meglio attrezzati d'Italia, distrutto dai tedeschi in fuga ed oggi in via di ammodernamento.

Presso la Caserma "Gen. Ferrante Gonzaga del Vodice" di Foligno, ha sede, dal 1996, il Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell'Esercito. La caserma in precedenza era stata prima sede del 1° Reggimento d'artiglieria, della Scuola allievi ufficiali e sottufficiali d'artiglieria e poi del 92° Battaglione di fanteria "Basilicata".

Storia


L'origine protostorica di Foligno risale all'epoca umbra preromana. La Fulginia umbra, poi Fulginium romana, situata alla biforcazione (diverticulum) dell'antica via Flamina (che qui si divideva in due rami) e allo sbocco del fiume Topino (l'antico Timea) a fondovalle, ha lasciato alla città moderna l'impianto di strade rettilinee che si incrociano perpendicolarmente. Le strade sono in rapporto con quattro ponti romani tuttora esistenti sull'antico corso del fiume Topino. La città fu prefettura e municipio iscritto alla tribù Cornelia ed ebbe notevole importanza durante l'epoca imperiale.

Fu importante comune ghibellino nel medioevo e, nel rinascimento, sotto la signoria dei Trinci, estese i suoi confini fino all'Abruzzo. Sempre unico baluardo ghibellino in Umbria (escluso il periodo dei Trinci), si scontrò in numerose e cruente guerre vinte contro la vicina e guelfa Perugia.

Durante la seconda guerra mondiale fu sede di un importante aeroporto, di caserme, di scuole militari e di industrie belliche (in particolare aeronautiche). Subì numerosisimi bombardamenti angloamericani che la distrussero all'80%, per questo fu insignita di medaglia d'argento.

Nella storia della città si sono susseguiti numerosi terremoti catastrofici, il più recente risale al 27 settembre 1997 e causò gravissimi danni alla città e alle frazioni montane, alcune delle quali totalmente distrutte.

Frazioni


Appartengono al comune di Foligno ben 124 frazioni:

Abbazia di Sassovivo, Acqua Santo Stefano, Afrile, Aghi, Ali, Annifo, Arvello, Ascolano, Barri, Belfiore, Borgarella, Borroni, Budino, Camino, Cancellara, Cancelli, Cantagalli, Capodacqua, Caposomigiale, Cappuccini, Cariè, Carpello, Casa del Prete, Casa Pacico, Casale del Leure, Casale della Macchia, Casale di Morro, Casale di Scopoli, Cascito, Casco dell'Acqua, Casenove, Casette di Cupigliolo, Casevecchie, Cassignano, Castello di Morro, Castretto, Cavallara, Cave, Cerritello, Chieve, Cifo, Civitella, Colfiorito, Collazzolo, Colle di Verchiano, Colle San Giovanni, Colle San Lorenzo, Colle Scandolaro, Collelungo, Collenibbio, Colpernaco, Colpersico, Corvia, Costa di Arvello, Crescenti, Croce di Roccafranca, Croce di Verchiano, Cupacci, Cupigliolo, Cupoli, Curasci, Fiamenga, Fondi, Forcatura, Fraia, Hoffmann, La Franca, La Spiazza, La Valle, Leggiana, Liè, Maceratola, Maestà di Colfornaro, Modonna delle Grazie, Montarone, Morro, Navello, Orchi, Paciana, Palarne, Pale, Pallaia, Perticani, Pescara I°, Pescara II°, Pieve Fanonica, Pisenti, Poggiarello, Polveragna, Ponte San Lazzaro, Ponte Santa Lucia, Pontecentesimo, Popola, Rasiglia, Ravignano, Rio, Roccafranca, Roviglieto, San Bartolomeo, San Giovanni Profiamma, San Vittore, Sant'Eraclio, Santo Stefano dei Piccioni, Scafali, Scandolaro, Scanzano, Scopoli, Seggio, Serra Alta, Serra Bassa, Serrone, Sostino, Sterpete, Tesina, Tito, Torre di Montefalco, Treggio, Uppello, Vallupo, Vegnole, Verchiano, Vescia, Vionica, Volperino.


Circoscrizioni


Circoscrizione n. 1 “Centro storico-Palombaro”
Circoscrizione n. 2 “Borroni–Corvia–Scafali–Sterpete–Cave–Casvecchie–Budino–Fiamenga–Maceratola”
Circoscrizione n. 3 “Viale Firenze – Subasio – Agorà”
Circoscrizione n. 4 “Flaminio–Ina Casa–Uppello”
Circoscrizione n. 5 “Sant'Eraclio”
Circoscrizione n. 6 “S. Giovanni Profiamma–Belfiore–Vescia–Capodacqua–Pontecentesimo”
Circoscrizione n. 7 “Annifo–Colfiorito”
Circoscrizione n. 8 “Valle del Menotre”

Rioni


Il centro storico di Foligno è tradizionalmente suddiviso in venti rioni, ma solo dieci vengono oggi riconosciuti e gareggiano nella Giostra della Quintana. Questi ultimi sono: Ammanniti, Badia, Cassero, Contrastanga, Croce Bianca, Giotti, La Mora, Morlupo, Pugilli, Spada.

Questi invece i Rioni "morti" che sono stati inglobati nei precedenti, ma che restano nei toponimi: Borgo, Fonte del Campo, Cipischi, Croce, Falconi, Feldenghi, Franceschi, Menacoda, Piazza Vecchia, Spavagli.


Città gemellate


Attualmente, il Comune di Foligno ha in essere tre gemellaggi:

Gemona del Friuli, Italia
La Louvière capoluogo della Vallonia, Belgio
Shibukawa della Regione di Gunma, Giappone

Eventi e Manifestazioni


Tra gli eventi e le manifestazioni di rilievo nazionale che annualmente si svolgono a Foligno sono da ricordare:

La Giostra della Quintana
Segni Barocchi Festival
Humorfest
Festa a Palazzo
Il Festival dei primi piatti
Giornate dantesche
Celebrazioni della Beata Angela
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Curiosità
Foligno viene considerata (con una definizione amplificata da Eugenio Scalfari quando era direttore de La Repubblica) il "centro del mondo". Foligno si trova infatti al centro della penisola italiana, che si trova a sua volta al centro dell'Europa e del Mediterraneo, che anticamente era a sua volta considerato il centro del mondo. In particolare tale punto si identificava, nei decenni passati, con il birillo centrale del biliardo centrale dello storico "Caffé Sassovivo" in Corso Cavour ed è oggi segnalato solamente da un cristallo incastonato nel pavimento di una banca che si trova al posto dello scomparso caffé.

Il 26 giugno 1952 all'Aeroporto di Foligno avvenne il primo dirottamento aereo della storia. Vi atterrò infatti un DC-3 delle linee aeree Jugoslave che effettuava il collegamento tra Zagabria e Pola e che fu dirottato su Foligno. A bordo vi erano 27 passeggeri, tra cui 4 membri dell'equipaggio e i 3 dirottatori, operai di Zagabria, che chiesero asilo politico.

Il 5 e 6 aprile 1472 a Foligno venne stampato (dal tedesco Johannes Numeister e dal folignate Evangelista Mei) il primo libro in lingua italiana: la Divina Commedia.
 


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TODI

Todi è un comune di 16.512 abitanti della provincia di Perugia.

Sorge in cima ad una collina la cui cima supera di poco i 400 metri che si affaccia sulla media valle del Tevere.

Il territorio comunale, uno dei più vasti della regione, è per lo più collinare è composto da una miriade di piccoli insediamenti. I centri principali, oltre alla città di Todi, sono Pantalla e la zona di Ponterio-Pian di porto che comprendo anche l'area industriale della città.
La città si puo considerata divisa in due zone distinte: la parte interna alle mura medievali suddivisa in rioni e la parte nuova posta esternamente alle mura suddivisa in quartieri.
I principali quartieri della città sono: Santo Stefano, Sant'Arcangelo, Crocefisso, Cappuccini, Quartiere Europa, Broglino e Torre Squadrata.

Intenamente alle mura invece si possono trovare i rioni: Santa Prassede, Santa Maria, Valle Bassa, San Fortunato, Porta Fratta e Porta Romana.

Le principali frazioni sono


Asproli, Cacciano, Camerata, Canonica, Casemascie, Cecanibbi, Chioano, Collevalenza, Cordigliano, Duesanti, Ficareto, Fiore, Frontignano, Ilci, Izzalini, Loreto, Lorgnano, Montemolino, Montenero, Monticello, Pantalla, Pesciano, Petroro, Pian di Porto, Pian di San Martino, Pontecuti, Ponterio, Ponterio Stazione, Porchiano, Quadro, Ripaioli, Romazzano, Rosceto, San Damiano, Torrececcona, Torregentile, Vasciano

Manifestazioni, Feste e Sagre


Todi Arte Festival - Si svolge nell'ultima settimana di luglio. È una rassegna annuale di teatro di prosa e lirico, di danza, di musica colta e etnica, di arti visive e di incontri letterari. La Direzione Artistica è affidata dal 1997 all'attrice Simona Marchini
Todinotte - Si svolge nei mesi di luglio e agosto portando nelle piazze della città concerti di musica folk, etnica e moderna.
Mercatino dell'antiquariato - Si svolge nella piazza principale della città ogni seconda domenica del mese.
Fiera di San Martino - L'11 novembre le vie del centro storico si riempiono di bancarelle trasformando l'intera città in un grande mercato.

 

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CITTA' DELLA PIEVE

Città della Pieve è un comune di 7.132 abitanti della provincia di Perugia. È situata su un colle, a circa 500 m.s.l.m. dominante la Val di Chiana.
Borgo medievale, Città della Pieve è costruita quasi completamente in mattoni a vista.


Geografia

In treno
La stazione d'arrivo è Chiusi-Chianciano Terme (e non Città della Pieve).

Sia da Firenze che da Roma ci sono collegamenti con treni 'Diretti', che partono ogni due ore. Anche gli Intercity e pendolini hanno una specie di orario cadenzato, con intervalli di due ore. Sia da Roma che da Firenze ci si impiega poco meno di due ore con i "Diretti" e un'ora con gli Intercity e pendolini.

Dalla stazione di Chiusi partono alcuni pullman che servono pure Città della Pieve. L'itinerario è percorribile anche a piedi: la distanza è di circa 10 km, e ci si impiega intorno alle 2 ore.

In auto
L'autostrada è la A1, con l'uscita di 'Chiusi-Chianciano Terme'.

Utilizzando la normale rete viaria, si oltrepassa Chiusi e la linea ferroviaria, poi si svolta a destra seguendo le indicazioni per Città della Pieve.

Provenendo da Perugia si prende la statale n. 220 e si seguono le indicazioni per Tavernelle, oltrepassata la quale, dopo circa un km, c'è un bivio. Qui è importante non voltare a destra per Castiglione del Lago, ma proseguire dritto per Città della Pieve stessa. Dopo altri 5 km circa, si incontrerà un altro bivio: non deviare a sinistra per Piegaro/Monteleone. Dopo altri 9 km, alla fine della SS 220, si svolta a destra, imboccando la SS 71. NB: se per sbaglio a Perugia si imbocca il raccordo autostradale, è importante ricordare che l'uscita corretta è quella di Corciano, seguendo poi le indicazioni per Castel del Piano oppure per Città della Pieve.

Totale Perugia-Città della Pieve: 43 km. Le distanze

Da Chiusi: 11 km
Da Perugia: 43 km
Da Assisi: 70 km
Da Firenze: 130 km
Da Roma: 180 km

Storia

Edifici importanti
Possiede le mura di cinta con le porte S.Agostino e S.Maria.

Chiese: Cattedrale dei SS. Gervasio e Protasio, Chiesa di Sant'Agostino, Chiesa e Monastero di Santa Lucia (monastero di clausura delle clarisse, fondato il 9 agosto 1252), Chiesa di San Francesco,
Palazzi: Palazzo dei Priori, Palazzo Cartoni, Palazzo della Corgna, Palazzo Vescovile, Casa Canestrelli, Casa del Perugino,
Altri edifici o luoghi interessanti: Vicolo Baciadonne (nel punto più stretto è largo mezzo metro),

Dintorni


Nel territorio comunale, anche da segnalare la chiesetta della Madonna della Sanità, a 2 km a sud del capoluogo: vecchio romitorio con timpano romanico, e all' interno, al di sopra dell' altare, tela della scuola del Perugino.

Personaggi legati a Città della Pieve


Artisti: Il Perugino (pittore, al secolo Pietro Vannucci), Antonio Circignani (detto Pomarancio), Andrea Vici (architetto)
Politici: Ascanio della Corgna (governatore, nipote di papa Giulio III)
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Opere del Perugino a Città della Pieve
Adorazione dei Magi (1504) nell'Oratorio di S.Maria dei Bianchi
Battesimo di Cristo e Madonna in Gloria e Santi nella cattedrale
Deposizione della Croce nella chiesa di S.Maria dei Servi
S.Antonio Abate tra i SS. Marcello e Paolo Eremita nella chiesa di S.Pietro

Festività ed eventi


la Domenica e il Lunedì di Pasqua il terziere Borgo Dentro allestisce i Quadri viventi sulla Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.

Una volta all'anno (19-21 giugno), in occasione della festa di S.Luigi (protettore del Terziere Casalino) la strada principale viene coperta di composizioni formate da petali di fiori.

Attorno a ferragosto si svolge il "Palio dei Terzieri". Una manifestazione che ha la durata di circa 10 giorni e va a concludersi con la gara della "caccia al toro" tra i "Terzieri": "Borgo dentro", "Casalino" e "Castello".

Nel periodo di Natale viene allestito un Presepe da terziere Castello.

Escursioni a piedi intorno a Città della Pieve


Ci sono quattro diversi giri da fare a piedi, con la mountain-bike o... a cavallo. Presso l'ufficio turistico (che si trova accanto al Duomo) si possono richiedere i 4 depliant con la descrizione dei percorsi.

Città della Pieve in TV


A Città della Pieve si sono girati i set della fiction Carabinieri.


 

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NORCIA

Norcia è un comune di 4.695 abitanti della provincia di Perugia. La cittadina è posta ad una distanza di 96 Km dal capoluogo umbro, a circa 600 m slm e al limitare nord dell'altopiano di Santa Scolastica, un pianoro di origine tettonica collocato nel cuore dell'Appennino umbro-marchigiano ed inserito nel comprensorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Storia


Tracce di insediamenti umani nella valle risalgono al Neolitico, mentre è testimoniata con certezza una presenza umana continuativa a partire dal VIII secolo a.C. La fondazione della città risale probabilmente al V secolo, per opera dei Sabini, che a Norcia collocano l'avamposto più settentrionale del territorio da essi controllato. Probabilmente il nome Norcia deve essere posto in relazione con il nome etrusco Northia della dea Fortuna romana.

La città è alleata di Roma nella guerra contro Cartagine e diventa nel II secolo a.c. prima Prefettura e quindi Municipio nella IV Regione Sabina. Nella guerra civile che vede Ottaviano contrapposto ad Antonio Norcia si allea con quest'ultimo e ne condivide la sorte all'indomani della sconfitta patita ad opera del futuro primo imperatore. Nel 250, la città ospita il vescovo folignate San Feliciano che la converte al Cristianesimo e diventa sede di una importante diocesi già a partire dal IV secolo.

Con la decadenza dell'Impero Romano d'Occidente e le invasioni che ne conseguono ad opera delle popolazioni barbariche, Norcia viene a più riprese saccheggiata e devastata prima dai Goti e quindi dai Longobardi che la sottomettono e la assoggettano poi al Ducato Longobardo di Spoleto. Proprio in questo periodo, alla fine del V secolo, Norcia vede la nascita del suo cittadino più illustre, San Benedetto fondatore del monachesimo occidentale.

Nonostante la sua collocazione in una regione montuosa e non facilmente accessibile la cittadina umbra subisce ripetuti attacchi da parte di pirati Saraceni all'inizio del IX secolo.

Durante l'alto medioevo Norcia attraversa un periodo di profonda depressione e decadenza economica che la vedono quasi soccombere sotto il peso di un elevatissimo tasso di emigrazione e di un alto indice di mortalità. L'agricoltura autarchica di sopravvivenza caratteristica di questo periodo storico determina lo sviluppo dell'allevamento del maiale la cui carne, lavorata e rivenduta ai centri urbani vicini, diviene un importante mezzo di sostentamento e di scambio per i contadini della zona, altrimenti privi di altre risorse fondamentali.

Nel corso di tutto il medioevo Norcia è città guelfa subordinata al dominio papale ma riesce comunque a costituirsi in libero comune all'inizio del XII secolo e a vivere un periodo di relativa floridezza economica. Particolarmente interessante e meritevole di citazione è il connubio che si instaura in questo periodo tra la città e la abbazia benedettina di Sant'Eutizio, collocata nel territorio della odierna Preci. Connubio che tra l'altro da luogo alla nascita della cosiddetta Schola Chirurgica nella quale le conoscenze anatomiche dei monaci si fondono con le conoscenze empiriche e le pratiche chirurgiche che gli allevatori nursini sono in grado di svolgere con successo sui suini. La scuola chirurgica nursina viene riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa che autorizza un esiguo gruppo di persone, provenienti da alcune famiglie locali, a eseguire interventi chirurgici fino ad ora esclusivamente praticati da religiosi.

All'inizio del 1300, Norcia consolida la sua influenza economica e il suo prestigio politico che la vedono, insieme con Visso, ricoprire il ruolo di principale centro urbano nella regione montuosa che la circonda. Vengono costruite delle mura di difesa ma la vicinanza della potente Spoleto la costringe ad una conflittualità costante che alla fine mina irreparabilmente le prospettive di sviluppo e di potere politico.

Nel 1354 è definitivamente assoggettata alla Chiesa, ma già nel 1324 a causa di un catastrofico terremoto che distrugge la maggior parte degli edifici pubblici e privati provocando numerose vittime, Norcia subisce un colpo di grazia definitivo alle sue ambizioni territoriali.

Nel tardo Rinascimento, i pontefici assegnano a Norcia la sede di una Prefettura Pontificia con giurisdizione su gran parte dei territori montuosi circostanti, posti da una parte e dall´altra del versante appenninico, consolidano a scopo difensivo la cinta muraria che a tutt'oggi cinge, pressoché intatta, l'antico centro abitato e erigono, su disegno del Vignola, la fortezza detta della Castellina che con il suo stile sobrio ma elegante, domina la piazza centrale della città dedicata a San Benedetto.


Nel XVII secolo Norcia, fortemente vincolata a Roma da una forte dipendenza politica ed amministrativa, vive un interessante periodo di vivacità artistica e culturale, come riflesso allo splendore barocco che le corti papali inaugurarono sulle rive del Tevere in quel periodo. Si intensificano infatti gli scambi culturali con altre città della penisola e alcuni artisti di fama giungono a Norcia per dipingervi alcune opere. Sorge una accademia letteraria, vengono aperte delle scuole e fondato un teatro e la città si popola di chiese, conventi e monasteri.

Nel corso del XVIII secolo la città è nuovamente sconvolta da una serie di terremoti catastrofici che ne sconvolgono l'assetto urbanistico. La ricostruzione che si rende necessaria cancella in gran parte la personalità medioevale della cittadina umbra e imposta la struttura tipicamente ottocentesca che è oggi visibile in gran parte del centro storico.

Norcia, fortemente e tradizionalmente filo-papale, respinge dapprima in armi un tentativo di instaurare nella zona un governo filo-francese nel 1798 ma viene successivamente inclusa nella Repubblica che sotto il dominio napoleonico, controlla Italia centrale sino alla Restaurazione, che ristabilisce il potere pontificio sulla regione.

Il 1859 è teatro di un nuovo devastante terremoto che, secondo quanto riportato dal sito ufficiale del comune di Norcia, distrugge 600 edifici sui 676 esistenti. L'amministrazione pontificia impone da quel momento delle rigide norme che proibiscono di elevare nella città edifici oltre i tre piani di altezza e prescrivono l'impiego di particolari materiali da costruzione.

Nel 1860, all'indomani dei plebisciti di annessione, Norcia si unisce al nuovo Regno d'Italia ma con l'avvento del XX secolo la città vive uno dei momenti economici più difficili. L'agricoltura tradizionale non riesce a sostenere la concorrenza delle agriculture intensive già pre-industriali e le campagne vivono nuovamente un periodo di forte emigrazione in diverse direzioni: verso gli Stati Uniti dove, tra Pennsylvania e Ohio, si stabiliscono colonie numerose di Nursini e soprattutto verso Roma dove gli esperti artigiani nell'arte della lavorazione del maiale impiantano e gestiscono numerose attività commerciali nel settore (Norcinerie).

Il fenomeno migratorio prosegue per gran parte del secolo e porta ad un progressivo spopolamento delle campagne e delle piccole frazioni che circondano la cittadina.

L'ennesimo terremoto (1979), che provoca il crollo di alcune cavità sotto l'area cittadina facendo sprofondare numerose case sotto il loro peso, sconvolge ulteriormente il territorio e causa seri danni a tutto il patrimonio artistico e alla gran parte degli edifici privati, ma il piano di risanamento e di ricostruzione che prende il via negli anni successivi e si protrae per tutti gli anni 80, seppur tra polemiche politiche violentissime e denunce alla magistratura per casi di corruzione e clientelismo, porta ad una rinascita economica della zona, con l'avvio di una piccola attività industriale, l'abbandono della attività agricola di sussistenza e soprattutto con la promozione turistica alberghiera che diventa preponderante nel bilancio economico della cittadina.

La Norcia contemporanea è una città a forte vocazione turistica per la quale l'emorragia demografica sembra essersi arrestata. Il territorio assiste ad una crescita della popolazione ed ad un rinascere anche delle piccole frazioni, un tempo quasi abbandonate. Come il resto della regione Norcia è caratterizzata da una certa immigrazione, dovuta soprattutto a manodopera straniera richiamata dalla possibilità di lavoro stagionale offerto dalla industria alimentare e da quella turistica.

Le attività tradizionali, legate alla lavorazione della carne di maiale e della raccolta del tartufo nero, unite alla bellezza paesaggistica del comprensorio montano, ne fanno una meta discretamente ambita da parte di clientela anche internazionale che, soprattutto in estate, affolla i numerosi alberghi e centri di ospitalità.

Ambiente


L'altopiano di Castelluccio di Norcia
Dal punto di vista geografico e naturalistico Norcia è collocata nel punto di raccordo di due realtà paesaggistiche assai diverse ma contigue: la Valnerina, ovvero il comprensorio della stretta valle fluviale scavata dal fiume Nera e dai suoi affluenti, con le sue pendici montane scoscese ricoperte di vegetazione a foglia caduca, e i Monti Sibillini, la zona montuosa di origine tettonica caratterizzata da vette in grado di raggiungere e superare i 2000 metri di altezza, con pendii erbosi o ricoperti da faggete, arrotondati dalla azione glaciale e eolica, all'interno della quale si aprono vasti altopiani carsici sfruttati per il pascolo di bovini e di greggi e ricchi di specie floreali montane tra le quali l' artemisia, l'anemone, la genziana e il giglio martagone.

I boschi che circondano la valle sono popolati dal capriolo, dal gatto selvatico e dallo scoiattolo mentre negli anni passati, grazie ad opere di ripopolamento, ha potuto fare la sua ricomparsa anche il cinghiale. Nelle faggete di alta montagna sono segnalati alcuni piccoli branchi di lupo appenninico, che vivono però in difficile equilibrio con la presenza umana legata soprattutto alla pastorizia, ampiamente praticata nella zona. Rara ma presente l'aquila reale, mentre sono relativamente frequenti le specie del falco pellegrino, del picchio rosso e del picchio muraiolo.

Nelle acque del Lago di Pilato, un piccolo bacino lacustre dal livello variabile, alimentato dallo scioglimento nevoso, posto in una conca glaciale in prossimità della cima del Monte Vettore, vive una specie endemica di crostaceo: il Chirocefalo del Marchesoni.

I fenomeni carsici sono assai frequenti e in prossimità del centro urbano, a ridosso delle mura cittadine, danno luogo a delle risorgive localmente denominate Marcite, ovvero zone in cui l'acqua, raccolta e ridistribuita attraverso un razionale sistema di canali, allaga in maniera continuativa e controllata per lunghi periodi dell'anno ampie zone di terreno, consentendo la raccolta di un fieno abbondante.

In alta montagna il fenomeno si manifesta con la presenza di numerosi inghiottitoi che, soprattuto nella parte meridionale dell'altopiano del Castelluccio, sono ben visibili per estensione e morfologia.

L'altopiano del Castelluccio è costituito da un sistema di diversi bacini glaciali svuotatisi in era geologica in seguito ad una serie di sconvolgimenti tettonici. L'altopiano si sviluppa su una direttiva Nord-Sud per una lunghezza complessiva di circa 20 km e prende il nome dal piccolo centro abitato che occupa una delle sue sommità calcaree marginali. Il Pian Grande rappresenta l'altopiano di maggiore estensione ( circa 15 km quadrati): ad esso si aggiungono degli altipiani minori (Pian Piccolo, Pian Perduto, Quarto San Lorenzo e il Pian dei Pantani). Nella tarda primavera l'altopiano è teatro di un particolare fenomeno naturale denominato Fioritura e dovuto appunto alla fioritura contemporanea di decine di specie floreali diverse che danno luogo ad un tappeto multicolre che ricopre tutta la valle.

Arte


Il patrimonio artistico della cittadina nursina, seppur ancora cospicuo ed interessante, risente purtroppo degli eventi sismici, spesso catastrofici, che nel corso dei secoli hanno inferto ferite gravissime, distruggendo monumenti importanti e tracce di un passato remoto che risale all'epoca pre-romana.

Il fulcro artistico-monumentale della città ruota certamente intorno alla sua piazza centrale dove, con una organizzazione di sapore rinascimentale si concentrano gli edifici simbolo della identità nursina:

- La Basilica di San Benedetto la cui costruzione originale, con la splendida facciata gotica, il rosone e i fregi dei 4 evangelisti risale al XII secolo. La tradizione vuole che sia stata costruita sui resti della casa natale del santo ma piu' probabilmente nello stesso luogo sorgeva una basilica di epoca romana andata successivamente distrutta.

- il Portico delle Misure, un mercato dei cereali al coperto, con le misure di capacitá in pietra ancora ben visibili, edificato a ridosso della basilica nel 1570.

- La Castellina, la residenza fortificata sede della prefettura e dei governatori pontifici, edificata nel 1554 su disegno del Vignola.

- La Cattedrale di Santa Maria Argentea, edificata sul sito occupato da una pieve demolita nel 1554 per far posto alla Castellina, ospita alcune opere di autori fiamminghi e un trittico murario del XVI secolo di Francesco Sparapane.

- Il Palazzo Comunale, edificio risalente al XIV secolo, ampiamente ristrutturato nel XIX secolo a causa dei danneggiamenti riportati negli eventi sismici precedenti.

- Il monumento a San Benedetto da Norcia eseguito da Francesco Prinzi in occasione del XIV centenario della nascita del santo.

Più decentrato rispetto alla Piazza San Benedetto, ma sempre di notevole interesse artistico, è il complesso Monumentale di San Francesco la cui costruzione risale al XIV secolo e che ospita oggi l'archivio comunale e la biblioteca civica.

Altro esempio di facciata gotica che ricalca la struttura della abbazia patronale è rappresentato dalla Chiesa di Sant'Agostino, del XIV secolo.

Nei pressi della Porta Ascolana il Criptoportico ospita alcuni reperti archeologici rinvenuti in zone diverse della città ed appartenenti principalmente alla civiltà sabina.

All'esterno della cinta muraria sono numerosi i monumenti di un certo interesse artistico. La Madonna Bianca, nei pressi della località denominata Forca d'Ancarano, è una costruzione pregevole risalente al XV secolo.

In localitá Campi risulta molto interessante la parrocchiale di Sant'Andrea, all'interno del centro abitato con la sua architettura originale e funzionale e il suggestivo loggiato aereo di pianta triangolare che la caratterizza.

Sempre nei pressi della frazione di Campi è da visitare la pieve di S. Salvatore con i due rosoni e i due portali di epoche diverse.

A 12 km dal centro abitato, nei pressi della frazione di Savelli, sono visibili i ruderi della Madonna della Neve, una elegante costruzione a pianta ottagonale, edificata su disegni del Bramante, andata pressoché distrutta nel corso del sisma del 1979 e non ancora riedificata.

Nei pressi della frazione di San Pellegrino sorge il convento di Santa Maria di Montesanto, un edificio del XIV secolo eretto dai frati Clareni ed affidato via via nel corso dei secoli a diversi ordini religiosi, sino all'inizio del secolo scorso, da quando giace abbandonato. Il convento, in pessimo stato di conservazione, possiede un pregevole chiostro interno, una chiesa attigua con alcune tele del XVII secolo ed una statua lignea di Madonna con bambino risalente al XIV secolo, oggetto di particolare devozione da parte della popolazione.

Feste e Tradizioni


- 6 Gennaio: Festa delle Pasquarelle. Rinnovando la tradizione cristiana della Epifania e in relazione con altri riti simili che si svolgono nello stesso giorno dell'anno nel resto d'Europa, i Pasquarellari, un gruppo di persone al suono di tamburelli e piccoli strumenti a percussione, vanno di casa in casa dove, con canti in dialetto nursino (Pasquarelle) viene annunciata la nascita del Messia.

- 17 Gennaio: Sant'Antonio Abate. Benedizione degli animali, del sale e del grano con sfilata nelle vie della città´ e successiva asta delle agnelle.

- 21 Marzo: San Benedetto. In occasione della festa del santo fondatore del monachesimo occidentale una fiaccola, che ha precedentemente viaggiato per diversi paesi europei, giunge finalmente a Norcia. La fiaccola simboleggia la diffusione della regola benedettina in tutti i paesi del continente. Corteo storico in costume e cerimonia della Offerta del Pallio da parte dei 27 castelli in cui un tempo era organizzato e suddiviso il territorio della cittá.

- Venerdì di Pasqua: Processione del Cristo morto lungo le strade e a ridosso delle mura della città.

- 30 Aprile: Piantamaggio. Rito ancestrale della fertilitá e del risveglio primaverile. Un albero di pioppo, privato della corteccia, adornato di una fronda e generalmente della bandiera nazionale, viene piantato nottetempo nella piazza del paese, in un clima di festa e di grande convivialitá.

- 9 Dicembre: Festa dei Fauni. Nelle campagne circostanti la città, una volta sopraggiunta la notte, al suono di organetti e al canto di stornelli in dialetto nursino, si dà fuoco a delle pire (Fauni) di ginepro per celebrare la ricorrenza della Madonna di Loreto. I fuochi, nella tradizione popolare, illuminano il cammino degli angeli che dalla Terra Santa portano in salvo a Loreto la casa della Vergine. In realtá la festa ha origine pagane e si ricollega ai riti della luce che, al sopraggiungere del solstizio di inverno, sono comuni in diverse culture europee.

Frazioni


Agriano, Aliena, Ancarano, Biselli, Campi, Casali di Serravalle, Case sparse, Castelluccio, Cortigno, Forca Canapine, Forsivo, Frascaro, Legogne, Monte-Cappelletta, Nottoria, Ocricchio, Ospedaletto, Pescia, Pie' la rocca, Piediripa, Popoli, San Marco, San Pellegrino, Sant'Andrea, Savelli, Serravalle, Valcaldara

 

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SAN CASCIANO dei BAGNI

San Casciano dei Bagni è un comune di 1.745 abitanti della provincia di Siena, vicino a Città della  Pieve.

Storia


La nascita e lo sviluppo di San Casciano dei Bagni sono legati essenzialmente alla presenza delle delle acque termali: 42 sorgenti ad una temperatura media di 40°C con una portata complessiva di circa 5,5 milioni di litri di acqua al giorno, dato che colloca San Casciano al terzo posto in Europa per portata di acqua termale.

La tradizione, riportata anche dal fiorentino Domenico Maria Manni, a cavallo tra il XVII e XVIII secolo, vuole che sia stato il Lucumone etrusco di Chiusi Porsenna a fondare i "Bagni Chiusini", apprezzati e frequentati successivamente anche dai Romani, vuoi per l'efficacia delle acque, vuoi per la vicinanza alla stessa Roma ed alla Via Cassia. Tra gli illustri frequentatori dell'epoca romana si ricordano l'imperatore Ottaviano Augusto, secondo quanto si apprende dalle opere di Orazio ed altri scrittori classici, e Triaria, la moglie dell'imperatore Vitellio.

La vitalità di questo centro è testimoniata anche dalla precoce penetrazione del cristianesimo e già nel IV-V secolo esisteva in San Casciano una pieve intitolata a S. Maria “ad Balneo”.

Con la fine dell'Impero Romano iniziò un rapido declino del termalismo italiano, le invasioni dei barbari, le lotte fra longobardi e bizantini, contribuirono al drastico ridimensionamento urbanistico e demografico di San Casciano. Si ridussero di un quinto le famiglie sancascianesi e scomparve il suburbium, il quartiere ricordato in un antico documento rinvenuto nel XVI secolo.

Il Medioevo vide San Casciano sottoposto al dominio feudale dei Visconti di Campiglia, ed ai diritti esercitati dall'Abbazia di San Salvatore, una delle più potenti della Toscana del tempo, e dall'antica Diocesi di Chiusi. In questo periodo hanno le prime notizie scritte: donazione del Marchese Ugo di Toscana all'Abbazia di San Salvatore della "Curtis de Bagno" (995), confermata dagli imperatori Ottone III ed Enrico II; altre notizie relative alla pieve di Santa Maria datano 1014, 1020, 1067 e 1075; nel 1191 la pieve è menzionata in una Bolla del pontefice Celestino III; nel 1226 Federico II conferma ai Visconti di Campiglia il possesso dei castelli di San Casciano e Fighine.

Il '200 è il secolo della ripresa generale del termalismo e con esso rinasce anche San Casciano, grazie anche alla vicinanza della Via Francigena, l'importante arteria di collegamento fra l'Europa, il nord Italia e Roma. Da ricordare in questo periodo la disavventura dell'abate di Cluny, rapito da Ghino di Tacco mentre veniva a San Casciano per curare il mal di fegato e stomaco così come ricordato dal Boccaccio, nella II novella del X giorno del Decamerone.

I Visconti di Campiglia, signori anche di San Casciano, si trovarono ben presto stretti fra le mire espansionistiche di Siena ed Orvieto e, non potendo contrastare la supremazia militare e politica dei due Comuni, erano costretti a schierarsi ora con l'uno, ora con l'altro, a seconda dei momenti e delle necessità.

In un primo periodo si schierarono dalla parte senese divenendo accesi sostenitori dei ghibellini, ed ottenendo da Federico Barbarossa il privilegio della protezione imperiale. Dal 1215 si schierarono dalla parte guelfa e quindi di Orvieto, con importanti contatti con Firenze. La nuova alleanza coinvolse i sancascianesi nella sanguinosa sconfitta di Montaperti (4 settembre 1260). L'indebolimento della casata feudale dei Visconti portò intorno alla prima metà del XIV secolo alla divisione della famiglia in due rami: uno "senese" residente a Campiglia d'Orcia ed uno "orvietano" a San Casciano, legato al ramo della Cervara della famiglia Monaldeschi di Orvieto, con la quale condivise gli esiti della lunga guerra civile orvietana combattuta contro i Monaldeschi della Vipera. Monaldo Visconti, l'ultimo signore di San Casciano, ottenne importanti successi militari con le truppe sancascianesi ai danni dei partigiani della famiglia dei Monaldeschi della Vipera nei territori settentrionali dello stato orvietano, tanto da essere nominato Podestà di Firenze nel 1389. Nonostante la vicinanza con Orvieto e Firenze fu proprio Monaldo a sancire il riavvicinamento a Siena, dapprima con gli accordi del 1383 e 1386 e poi con la definitiva sottomissione il 15 giugno 1412. Quando suo figlio Giovanni rinunciò a tutti i diritti che la sua famiglia vantava su San Casciano e Fighine, i Visconti uscirono per sempre dalla storia sancascianese.

Importanti privilegi furono accordati a San Casciano dalle autorità senesi, così come il governo centrale riservava particolare attenzione era riservata alle terme sancascianesi.

Dopo il saccheggio del 1495 da parte delle truppe di Vitellozzo Vitelli, San Casciano si trovò coinvolto nelle continue guerre che in particolar modo devastarono tutta la zona del confine meridionale dello Stato senese, al culmine delle quali si ebbe la conquista di Siena (1555) da parte di Cosimo I de' Medici, Duca di Firenze. Per quattro anni si protrasse la resistenza degli esuli senesi della Repubblica di Siena Ritirata in Montalcino, con i quali era schierato anche San Casciano. Con la Pace di Cateau-Cambrésis si determinò anche la fine dell'indipendenza senese e Cosimo de' Medici poté fondare il Granducato di Toscana. Nella nuova organizzazione statale San Casciano poteva contare sull'appoggio e la protezione di Aurelio Manni, uno dei più fidati collaboratori del Granduca.

Cessate le turbolenze belliche della prima metà del '500, si registrò la rapida ripresa delle terme sancascianesi, dove fino a tutto il XVIII secolo affluiva gente da tutta Italia e Europa: principi, nobili, ambasciatori, cardinali, vescovi e persone comuni si affidavano alle sorgenti per curare le più disparate malattie. A sottolineare l'importanza raggiunta dalle terme, il Granduca Ferdinando I de' Medici fece realizzare, nel 1607, un Portico sul luogo dove affiora la sorgente della Ficoncella. Anche Mattias, fratello del Granduca Ferdinando II de' Medici, fu un assiduo frequentatore delle acque sancascianesi.

Il Granduca Pietro Leopoldo I d'Asburgo Lorena visitò San Casciano il 24 ottobre 1769, rimanendo colpito dalla quantità e dal calore delle acque termali e destinando fondi per la costruzione della nuova strada di collegamento con la Strada Romana (ex via Francigena e attuale Cassia). Nel 1777 riunì le comunità di Celle sul Rigo, Fighine, Camporsevoli e Le Piazze a San Casciano (le ultime due verranno poi poste sotto Cetona).

Il mancato adeguamento ai nuovi standard che dal XIX secolo erano richiesti alle stazioni termali portò San Casciano ad una progressiva decadenza ed ad un ruolo secondario rispetto alle vicine cittadine termali. Dopo un tentativo di rilancio negli anni '30 del XX secolo, le terme sancascianesi hanno ritrovato il loro ruolo primario agli inizi di questo secolo con la realizzazione di un complesso termale ed alberghiero riconosciuto fra i primi dieci nel mondo.

 


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TERNI

Terni è la città degli innamorati! Città natale di San Valentino, primo vescovo della città e martire decapitato dai romani il 14 febbraio. Una leggenda vuole che il Santo abbia pacificato dei fidanzati che litigavano, donando loro una rosa; inoltre, il Santo, amava molto i bambini, insegnando loro l'importanza dell'amore ed il rispetto verso la famiglia; così Valentino assurse al ruolo di protettore degli innamorati e, più in generale, di quello dell'amore, anche familiare.
La città è un notevole polo industriale, sede di impianti "storici" del capitalismo italiano che l'hanno fortemente connotata dal punto di vista urbanistico, come le famose acciaierie, la Fabbrica d'armi, le Officine Bosco e la Società di Carburo di Calcio, unica al mondo a produrre calciocianamide.

L'impianto siderurgico di Terni era la fucina delle armi di Mussolini ed orgoglio del regime per la quantità e qualità della produzione, resa possibile dalla ricchezza di energia idrica della zona, caratterizzata, d'altronde, per la presenza delle famose Cascate delle Marmore. Proprio le Acciaierie sono state la causa dei terribili bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale patiti dalla città. Il binomio Terni-acciaio è così forte che il grande regista Luchino Visconti ha qui voluto ambientare il suo capolavoro La Caduta degli Dei, ispirato alla dinastia dei Krupp, grande famiglia liberale tedesca di imprenditori dell'acciaio, che si lasciò coinvolgere da Hitler a produrre i cannoni del Terzo Reich, seguendo le sorti del dittatore.

La Cascata delle Marmore è uno spettacolo unico che ha ispirato Lord Byron nel Pellegrinaggio del giovane Aroldo. Opera di ingegneria idraulica romana, è presto diventata topos mitologico. Il fiume Nera non sarebbe altro che una ninfa trasformata così da Giove per essersi innamorata del pastore Velino (l'altro fiume); Quest'ultimo, per ricongiungersi all'amata, si gettò con un salto dalla rupe delle Marmore, dando vita alla cascata!

Nel Duomo di Santa Maria Assunta occhio all'organo! E' probabilmente il più bello in Italia per sfarzo dei colori ed imponenza delle canne. Lo strumento, infatti, fu disegnato dal Bernini, che era d'altronde amico personale del Cardinale che inaugurò nel 1653 la chiesa.

Terni è la città di Libero Liberati, primo campione mondiale italiano di motociclismo nella classe 500 nel 1957, soprannominato il "Cavaliere d'Acciaio". Morì in un incidente stradale pochi anni dopo aver conquistato il titolo iridato: lo stadio di Terni è a lui dedicato.

Storico fu l'incontro leggendario presso la chiesa di San Salvatore fra il re longobardo Liutprando e Papa Zaccaria. Zaccaria era dotato di una grande capacità di fascinazione e di grande carisma che gli permisero di avere molta influenza su Liutprando, salvando i domini della chiesa dai longobardi e garantendo alla chiesa un forte potere temporale.

Popolazione Residente


103.964 (M 49.276, F 54.688)


Numero Famiglie 41.741
Numero Abitazioni 44.396
Denominazione Abitanti ternani
Santo Patrono San Valentino
Festa Patronale 14 febbraio

Località e Frazioni di Terni


Battiferro, Cecalocco, Cesi, Collescipoli, Collestatte, Gabeletta, Giuncano, Marmore, Miranda, Papigno, Piediluco, Poggio, Lavarino, Porzano, Rivo, Rocca San Zenone, San Carlo, San Liberatore, Torreorsina, Valenza
 


Comuni Confinanti


Acquasparta, Arrone, Colli sul Velino (RI), Contigliano (RI), Labro (RI), Montecastrilli, Montefranco, Narni, San Gemini, Spoleto (PG), Stroncone

Musei nel Comune di Terni


Museo Aurelio de Felice
Mostra Permanente di Paleontologia
Pinacoteca Comunale Orneore Metelli


Teatri


Teatro Verdi
Stadi di Calcio
Stadio L. Liberati

 

 

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CASCATA delle MARMORE

La Cascata delle Marmore è una cascata artificiale tra le più alte d'Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti (il primo, più alto, di 83 m). Essa si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera. La cascata è formata dal fiume Velino che, in prossimità della frazione di Marmore, defluisce dal lago di Piediluco e si tuffa con fragore nella sottostante gola del Nera. Normalmente solo una parte dell'acqua del fiume Velino (portata media 50 mc/s) viene deviata verso la Cascata (circa il 30%, equivalenti a circa 15 mc/s).
Le opere ingegneristiche e la natura che la circonda, hanno sempre richiamato un gran numero di turisti e visitatori, tanto da spingere alla creazione di luoghi di osservazione sicuri e stabili (la Specola in alto, piazzale Vasi in basso, vari Belvedere). Fra di loro, possiamo citare tante illustri personalità: Plinio, Cicerone, Fazio degli Uberti, un gran numero di papi, Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Ferdinando II delle Due Sicilie, la Regina Madre di Napoli, Salvator Rosa, Corot, Gioacchino Belli, Lord Byron e tanti altri. La cascata, nel XVIII e XIX secolo, rappresentava molto spesso una giornata di visita del Grand Tour verso Roma.


La cascata oggi